domenica 18 settembre 2011

Sam Brookes – S/T (Recensione)

Sam Brookes – S/T Che ci fa un giovane cantautore inglese con lo sguardo fisso e sognante verso chissà quale arcobaleno che nessun altro vede all’orizzonte? Sogna fitto d’essere, alla fine, una pietra o perlomeno breccia miliare della nuova scena folk in terra d’Albione ed in questo suo primo progetto su disco ci mette tutta l’eleganza e la forza d’animo per non sfigurare specialmente davanti ai suoi due speciali angeli protettori, Nick Drake e John Martin.

Sam Brookes, zazzera incolta, fisionomia alla Kid Rock, chitarra acustica e un cassetto pieno d’idee folkyes che fremono d’essere messe all’aria fa toc toc sugli impianti stereo di tutta Europa con un otto piste che, senza invertire nessun senso alla storia del folk, e tantomeno con velleità di far rizzare il pelo sulla schiena di bramosi cercatori di nuovo oro sonoro da scoprire, con la sua andatura “innocente”, figlia legittima dell’Eldorado stilistico sopraccitato, tra un “punta di piedi” e una certa timidezza campagnola riesce a farsi sentire e piacere, se non altro per l’atmosfera field da fiore in bocca e testa tra nuvole sfaccettate che detta la calligrafia dreamers ad un ascolto che vuole fare a meno del tormento della gravità terrestre.

Una gavetta – nonostante l’età giovane – spalmata sui palchi di provincia, fino ai grandi mainstage di Glanstonbury, ma non con questo pare avere una caratterialità libera da rossori e mutismi nella vita privata, ma una volta armato di tutto punto della sua sei corde dolce e triste, Brookes è capace di smorzare l’attesa e dare fuoco alle impressioni di chi – sul suo conto - ha già scommesso più di una partita; folksinger di talento, l’artista inglese forgia queste canzoni tenere come lattuga primaverile, senza curve e ossidazioni costipate, arpeggi cristallini e parole velate, andamenti intimisti che “urlano” grazia e bellezza che non hanno il beffardo potere – meno male – dei tormentoni, che non hanno il potere di annoiare mai.

Ventiquattro anni ed una poesia da appendere su qualsiasi ascolto, la ballata Donoviana dell’era beatnik “In weeks”, il brio a ritmo di treno in direzione la Sausalito dei sogni “The design”, un rimando a Buckley junior “Like a butterfly” e una passatina malinconica di fingerpicking al crepuscolo di una giornata “Glass house”, sono alcune delle chicche contenute nello spazio vitale di questo debutto, di quest’anteprima “all english” per Sam Brookes, un nome che tornerà a farsi sentire in giro, la convinzione c’è, quello che manca - ora come ora – è una buona e gelata Kronenbourg della sua terra per brindare a quest’ottima scoperta.


Voto:
◆◆◆
Label: Helium 2011


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