lunedì 19 settembre 2011

Jazzsteppa - Hyper nomads (Recensione)

Jazzsteppa - Hyper nomadsHyper nomads. I Jazzsteppa sono i nuovi nomadi del suono. Si spostano tra vari generi, anche se la base è il dubstep, un nuovo modo di fare musica rallentando la drum 'n bass che trova le sue origini nell'underground londinese di qualche anno fa e che, qualche tempo fa, è saltato all'occhio della critica e sta diventando avvezzo al grande pubblico, come è stato dimostrato da tutti quei gruppi che hanno attinto a questo tipo di suono. Ascoltando i Jazzsteppa abbiamo però la sicurezza di un prodotto che si distacca dalle produzioni dei nuovi fenomeni del music biz, per due ragioni. La prima è che i nostri implementano strumenti fisici all'interno del loro sound e questo rende molto interessante la loro proposta, la seconda è che usano dei suoni intelligenti, al contrario di quei musicisti fotocopia che si servono di beat utilizzati dagli australiani Pendulum già dal loro primo album. Qui i richiami ci sono ma non sono preponderanti, soprattutto in pezzi come l'opener Baby jesus, che è un piccolo capolavoro, e la conclusiva Wipeout. Questo non costituisce un demerito, in quanto i Jazzsteppa conoscono la musica e sono in grado di creare degli ottimi pezzi anche all'interno di un genere che, nella sua forma minimale, può apparire un po statico. Per realizzare questo senso di varietà fanno leva sulle collaborazioni, e ciò che ne esce fuori è un misto di dubstep pura, elementi jazz, hip hop, etc...Sebbene non si possa gridare al miracolo, ma oggi è difficile farlo, i pezzi sono tutti ottimi, alcuni spiccano sugli altri per l'originalità della soluzione, altri puntano su una linea di basso cupa sorretta da beat lenti (come vuole il genere) e dall'incedere quasi marziale, il tutto accompagnato da suoni sintetici particolarmente marcati. L'unica pecca del disco è che in questo lungo fluire di brani ce ne sono alcuni che si presentano come fotocopie o talvolta si ascoltano degli skit non realizzati che suonano terribilmente bene, citando una traccia veramente dura come Minneapolis, si spera che venga realizzata in futuro. Tra le tracce migliori mi sento di consigliare Baby jesus che nel suo incedere minimale riesce ad esprimere più di mille parole, Raising the bar che sperimenta nell'hip hop come nella migliore tradizione big beat, Rusty trombone molto sperimentale e "fisica", Sweet tooth che richiama alcuni lavori di Aphrodite come Dj do me a favour, con le dovute differenze, Naked lunch e la conclusiva Wipeout che richiama direttamente la drum 'n bass australiana su una base a metà tra il suddetto genere e la jungle più old school. I Jazzsteppa sono molto convincenti e bisognerebbe testarli live. Un "nuovo" genere come questo ha bisogno di sperimentatori di questo livello per emanciparsi dalla sua sorellastra, il cui peso grava ancora sulle sue spalle. Dall'Inghilterra all'Italia il passo può essere molto breve.

Voto: ◆◆◆
Label: Boomkat

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