lunedì 17 ottobre 2011

Dente - Io tra di noi (Recensione)

Dente Io tra di noi“Io tra di noi”, ultimo album di Giuseppe Peveri in arte Dente, è il disco ideale da ascoltare mentre si beve cioccolata calda in un pomeriggio d'inverno.
Il cantautore emiliano, avvalendosi di collaboratori preziosi come Enrico Gabrielli e Massimo Martellotta, non tradisce la splendida dichiarazione di poetica che fece ai suoi ascoltatori nel suo primo lavoro, “Non c'è due senza te”, in cui si parlava della “semplicità del latte e del caffè”, e ci propone dodici tracce che amplificano con eleganza i tratti distintivi della sua produzione precedente.

Il linguaggio dei testi condensa affermazioni paradossali, da sempre disseminate nei testi – mi vengono in mente le buffe perifrasi di “A me piace lei”, riprese nella loro struttura nella prima canzone del nuovo album: “Non mi spaventano/ le cose che non ho mai temuto/ e non mi mancano/ le cose che non ho mai avuto/ e non mi toccano/ le cose che non ho mai sentito.” (“Due volte niente”)
La tendenza a dissacrare le problematiche dell'amore romantico, ricondotte a una dimensione quotidiana e tangibile è evidente in “Piccolo destino ridicolo” (“Più che il destino è stata l'Adsl
che vi ha unito.”) con un procedimento ironico che avvicina Dente a Brunori Sas. I due rappresentano, nella musica italiana, l'insostenibile leggerezza dell'essere cantautore, accomunati dalla capacità di esplorare tematiche cospicue in maniera mai pretenziosa. Ma Peveri è in qualche modo il risvolto più malinconico della faccenda: non è un caso che quest'album sia uscito agli albori dell'autunno. 
Eppure anche l'evento drammatico dell'esplosione di un cuore è narrato con dolcissima lievità: è quello che accade in “Saldati” (“Aspetto che il mio cuore faccia 'boom'”), primo singolo estratto, in cui si evidenzia un tratto comune alla produzione cantautorale italiana: l'inclinazione a “sbagliare le citazioni” come direbbe Rodari. “'E come stai? 'mi chiedo dandomi del tu. 'Come a primavera sugli alberi le foglie'” o ancora “Chi semina peste raccoglie dolore” - estratti che rimandano, negli intenti, all' “esercito del SERT” di Vasco Brondi, omaggio a una tradizione passata, proverbiale e stravolta. Come Brondi, nei cui brani “le interiorità” diventano “metropoli”, Dente racconta i luoghi in cui le sue canzoni nascono, mescolandoli ai corpi: è ciò che accade in “Casa tua” (“C'è un aereo sepolto / all'inizio del deserto del tuo petto”). Entrambi i cantautori si avvicinano a quella linea dell'arte postmoderna – dalla letteratura al cinema – che privilegia la dimensione spaziale a quella temporale, a sua volta interiorizzata e pregna dell'uso del flash forward. Ma il ferrarese racconta la sua città dall'asfalto, Dente la osserva dalla finestra di casa, rievocando episodi addolciti dai vapori del ricordo e dal calore delle coperte. Tra le tracce successive, spicca la ninna nanna “Cuore di Pietra”. 
L'abilità nell'uso delle figure retoriche e dei giochi di parole è tale e tanto che il nostro Peveri potrebbe disegnare rebus per La settimana enigmistica, o sarebbe meglio, forse “La settimana enigmatica” in cui Irene – la stessa che era probabilmente cieca nel primo album e probabilmente santa nel secondo – si nasconde e fa capolino (“I RE NE vogliono di più semplici”) 
“Rette parallele” non poteva che essere la traccia finale, racchiudendo in un unico gioiello tutte le caratteristiche delle precedenti, che non starò qui a ribadire, perché sono stata prolissa e adesso è tempo di concludere: ho un ottimo disco da ascoltare e temo che la mia cioccolata calda possa freddarsi. 


Voto: ◆◆◆
Label: Ghost Records



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