mercoledì 14 dicembre 2011

Laurex Pallas – L’ultima Liegi-Bastogne-Wembley (Recensione)

Laurex Pallas – L’ultima Liegi-Bastogne-WembleyStuzzicanti varianti impazzite che si fanno avanti all’interno di queste “ciclistiche” storie dei Laurex Pallas, duo composto da Carlos Pallas Pinzi (giornalista sportivo) e Fabio Laurex Alessandria (avvocato), felice combinazione e associazione d’idee cantautorali che riempiono di quell’atmosferica tensione lo-fi e off che comincia proprio dove l’ascolto è predisposto ad ascoltare qualcosa che esce - per un poco – dal potenziale singolone affannoso o dalla tiritera modaiola; “L’ultima Liegi-Bastogne-Wembley” è il nuovo lavoro del duo mantovano, dodici traccianti colorati che s’insinuano tra operettistica, frames e deliri pubblicitari inventati “Rèclame”, swing alla Caputo Quello che fai”, “Settimana neanche troppo enigmistica”, l’ossessione cameristico-computerizzata che sturba in un walzer ciondolante “ Mantra (per una canzone degli Smith) ” o che fa rinvenire l’anima fradicia di una cantilena con sottofondo alla Popcorn di Jarre “Il Colonnello dislessico”; il suono totale che ne viene fuori ha tutte le finezze di un’operetta Da-Da , un insieme di gittate impossibili che fanno immediatamente breccia in chi cerca quell’apparente “ sballo nonsense spettacolare” per cavalcare la vita con ottimismo o, magari in controtendenza – montare la vita come complicazione fattiva, per crescere con le ossa forti e l’umore acido contratto.

Il passo felpato e dark di “So quel che so” che vede l’apparizione vocale di Sara Mazo già Scisma, rincuora e fa aprire nuovi scenari penetranti e sensoriali come la tensione d’archi e sax che seghettano., come in un noir, domande e risposte, falsità e panegirici umani “Le previsioni nel tempo” o come il trovarsi incastrato tra mille contrattempi, controtempi e tempistiche in fondo non tue, ma dettate da una secca quotidianità indifferente a tutto “Incastri”; un disco che insiste nella sua particolarissima bellezza storta, un disco che va ad increspare la superficie apparentemente “aliena” delle canzoni che, d’ascolto in ascolto, si accasano nella memoria “Prandi Bruna” e nelle orecchie, senza mai disperdere il proprio fascino in una passata frettolosa di stereo.

Ottimo.

Voto: ◆◆◆
Label: Rodeo Dischi


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