venerdì 13 gennaio 2012

Man On Wire - West Love (Recensione)

Ci siamo appena lasciati alle spalle un anno complicato, che già siamo invasi da nuove uscite discografiche. Dopo mesi di diniego i Man On Wire mi fanno ritrovare la voglia di scrivere una recensione, lottando con gli strascichi d'insoddisfazione generale che ci hanno reso un po' tutti insensibili. Non su "West Love" opera prima di questa band friulana a cui concedo priorità, rispetto ad una marea di robaccia.
Di italiano non c'è praticamente nulla, a partire dal nome della band tratto dal film documentario sul funambolico Philippe Petit, con titolo e copertina che hanno qualcosa a che vedere con "The Whole Love" dei Wilco, soltanto otto pezzi in cui convivono gli Arcade Fire di "The Suburbs", in un indie-folk fortemente influenzato per interderci da Okkervil River, The Shins, Noah and the Whale e così via. Sappiamo però che i componenti sono italiani doc, Stefano Pasutto (Tre Allegri Ragazzi Morti), Nicolò Fortuni (Smart Cops, With Love), Cristiana Basso Moro (Ten Thousand Bees, Arnoux), Marco Pilia (Oliver). Il disco in uscita per Knifeville, associazione culturale di Maniago, il cui presidente è Enrico Molteni, si prefigge di varcare i confini di provincia pordenonese e fungere da quiete dopo la tempesta. Registrato da Emanuele Baratto presso l'Outside Inside Studio (Movie Star Junkies, Mojomatics), l'album stupisce sin dal brano "A Thousand Legs", apripista semplice ma d'impatto, con sonorità ben bilanciate tra l'acustico e l'elettrico, la seconda "Autumn" è una chicca d'attitudine folk, dove è la leggerezza a farla da padrona, cori soavi intrecciati alle trame acustiche, mentre "Bare-Footed" è figlia della canzone americana, nella fattispecie quella tipica dei Pixies.
Anche se di breve durata l'album si presenta molto variegato, il quarto brano esce per pochi minuti fuori rotta, in uno spaccato retrò sornione, con sonorità più acide e dilatate, si rientra subito in carreggiata con "Potential Architets", un'altra bella sorpresa dove le strutture compositive sono ridotte all'osso, molto vicine a quelle degli Arcade Fire, mentre in "Dust" troviamo un brano chitarre e voce che ricorda la bucolicità dei primi Vetiver. "The Anger Song" ha un intro con organetto, ed evoluzione che ricorda in parte "Comeback" dei Shout Out Louds. Sul finire "Man On Wire", un brano con moto lento, nostalgico e retrogrado, il pezzo meno riuscito dell'album. "West Love" rimane comunque un gioellino da maneggiare con cura, ricco di inattesi richiami e ottimi propositi per il futuro.

Voto: ◆◆◆◆
Label: Knifeville / Jestrai Record

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