venerdì 18 maggio 2012

Amadou & Mariam – Folila (Recensione)

Torna il pluricelebrato duo maliense dopo i fasti di "Dimanche a Bamako", prodotto nel 2005 da Manu Chao, e "Welcome to Mali" del 2008, che vedeva la collaborazione dell'inconfondibile Damon Albarn. Giunti ormai al loro settimo album, senza contare raccolte, live e remix, Amadou & Mariam scelgono di avvalersi di un carnet davvero fitto di presenze, forse troppo. Perchè come spesso accade in questi casi, il risultato anche se apprezzabile non risulta sempre convincente. Detto questo, non mancano brani destinati ad entrare a pieno titolo tra i classici della coppia di musicisti non vedenti, come ad esempio la opening-track Dougou Badia, con uno dei featuring più in voga del momento: quella di Santigold è una voce dalla quale sai esattamente cosa aspettarti ma di cui non ci si stanca (quasi) mai. Inoltre, a donare uno spessore tutt'altro che relativo a questa sorta di teso rock tribale interviene anche Nick Zinner, chitarrista degli Yeah Yeah Yeahs. Atmosfera del tutto diversa quella che si respira nel soul funk di Wily Kataso, così impregnato di afrobeat da richiamare alla mente il mitico nome di Fela Kuti. Non che si possa fare un paragone del tutto calzante, anche perchè alla batteria manca un certo Tony Allen, ma la presenza delle voci di Tunde Adebimpe e Kyp Malone, entrambi provenienti dai TV On The Radio, contribuisce a garantire il buon livello del brano.

Qualche segno di incrinatura comincia a farsi sentire con Oh Amadou, che già dopo il secondo minuto sembra avvilupparsi su se stessa; in questo senso la voce di Bertrand Cantat dà l'impressione di appesantire la canzone piuttosto che renderla più intrigante. Anche con Metemya, con Jake Shears degli Scissor Sisters, non si raggiungono le vette del 'made in Mali' per via di alcune scelte melodiche che suonano forse un po' troppo come già sentito. Si risale di quota con Africa Mon Afrique, dove ritroviamo l'ex Noir Desir Cantat alle prese con una canzone dal sapore sufficientemente patchanka da ricordare la Mano Negra; niente male l'orchestrazione dei fiati, mentre sul versante della melodia (anche qui) sarebbe stato bello aspettarsi qualcosa di più.
Decisamente scarso il funk in salsa caraibica di C'est Pas Facile Pour Les Aigles; melodie e ritmica del tutto scontate mi riportano agli incubi degli insopportabili Spin Doctors (devo farmi vedere da uno specialista). Va un po' meglio con Wari, non certo per merito del featuring di Amp Fiddler quanto piuttosto del bell' arpeggio veloce eseguito alla chitarra da Amadou. Finalmente in Sans Toi ritroviamo Amadou e Mariam senza l'apporto di alcun ospite eccellente; un bel brano tra blues del deserto e tradizione musicale maliense.

Ancora il duo in evidenza in Mogo, altra canzone che risolleva le sorti dell'album, colma di riferimenti alla terra del Mali (nell'uso di strumenti come lo ngoni) e che vede nuovamente, ma più limitatamente, la presenza di Cantat. Quella del cantante francese è una presenza quanto mai massiccia all'interno del disco, tanto da ritrovarlo immediatamente dopo in Another Way, brano dalle buone potenzialità, con qualche leggero ammiccamento al dub ed un ritornello (anche un troppo) orecchiabile. Tra gli episodi migliori del disco inserirei sicuramente Bagnale e non solo per meriti eclusivamente musicali. Pur essendo un bel brano dall' ipnotica trama chitarristica, da farne un valido esempio di blues del deserto, è d'obbligo annoverare la presenza del guerrigliero e chitarrista Tuareg Abdallah Oumbadougou, il che sul piano politico assume un significato non indifferente se consideriamo il clima di tensione che si respira in Africa Occidentale ormai da diverso tempo. Tornando alla musica, quella di Nebe Miri, con la collaborazione del rapper Theophilus London, suona come una buona occasione sfruttatata male; la canzone sembra da subito come una delle migliori se non fosse che all'arrivo del ritornello ci si debba ricredere per via, ancora una volta, della carenza d'idee sul piano melodico. La chiusura dell'album spetta a Chérie, con Amadou impegnato in un arpeggio caraibico e Mariam ad intessere linee dolci nelle quali si inseriscono dapprima un coro di bambini e subito dopo la kora dell'illustre maestro Toumani Diabaté.


In definitiva "Folila" (ovvero 'musica' nella lingua bambara), pur collezionando una manciata di brani di ottimo livello, sembra risentire del peso che una certa notorietà spesso comporta. Può accadere che non si tagli il traguardo dell'ennesimo disco imperdibile anche sul terreno fresco della via africana al pop e alla contaminazione. Ma pareri personali a parte, sta come sempre a voi che leggete l'ultima parola. Buon ascolto.

Voto: ◆◆◆
Label: Nonesuch

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