sabato 19 maggio 2012

Pocket Chestnut - Outness* EP (Recensione)

Non è proprio periodo di caldarroste, è tempo di maniche corte, pomeriggi lunghi e pensieri a occhi aperti, che se ne vanno sguinzagliati facendo tira e molla fra i punti e virgola dell'inverno e gli interrogativi sull'estate in arrivo. I Pocket Chestnut strizzano l'occhio dalle loro fresche camerette lombarde e lasciano scivolare nelle taschine dei tuoi pantaloni misto lino quattro piccole castagne in forma di EP.
''It's the first day of Summer, and you don't know what to do'', così si apre ''Outness*'', con l'asterisco; che rimanda, spiega, trattiene. ''Outness'', vale a dire ''ciò che è fuori'', ciò che è al di là da te, altro da te, e anche la qualità di essere al di fuori di te stesso. È il primo giorno d'estate e non sai che fare, non sai che fare in assoluto e non sai che fartene dell'estate; perché si sa, d'estate è un dovere uscire dal guscio e spassartela (''... why don't you come out and play?''... [...] Let's have fun!''), altrimenti ti resta l'amaro in bocca e l'impressione di aver buttato alle ortiche tempo e sole. C'è una vena sottile di aspettativa ansiogena e malinconica in tutto questo, e il gentile folk di ispirazione Southern dei Pocket Chestnut - fra Wilco, Sparklehouse e Blind Melon - riversa nei brani di ''Outness*'' l'incertezza di cose rotte, o impolverate, che hai abbandonato in attesa di tempi migliori che stentano ad arrivare - condizioni meteo a prescindere; cose che vanno messe a posto, e tu che non sai bene ancora da dove partire per ridar loro vita. ''Outness*'' è un EP di sospensione; c'è un gomitolo ingarbugliato da smatassare (''clean up your mess'', dice ''Reason to go''), e probabilmente ce l'hai in gola, è una strega cattiva che ti stringe il petto (''Dreamy USA''), e devi uscire dalla tua stessa pelle per guardarti a distanza e capire dove mettere le mani. La soluzione è la non-soluzione di ''Such a life'': ''we were away under the stars, my mind was empty and all that I wished was you falling apart''; ma va bene anche così. 

Voto: ◆◆◆◆◇
Autoproduzione

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