lunedì 28 maggio 2012

Fabio Cinti - Il Minuto Secondo (Recensione)

Un lavoro complesso e ambizioso? Può anche essere,  ma dietro le quinte di questo nuovo lavoro di Fabio Cinti, “Il minuto secondo” c’è tanta voglia di andare oltre, di non fermarsi tra i pioli della solita scaletta ad effetto e tantomeno lasciarsi coinvolgere a facili personalismi; è un lavoro che si specchia in avanti e indietro, tra ricordi e illusioni, acqua e fuoco che si confrontano senza odiarsi e affidano alla poetica il ruolo primario di rappresentarli, oggi come all’istante, in un continuo rinnovarsi conservando l’anima senza tempo di una Battiato come musa altolocata.
Tracce che si fanno concept e che si spartiscono l’ascolto in due parti, la prima “Vigilia” contempla sette inediti e la seconda “Memorabilia” sette rivisitazioni di pezzi e arie senza tempo, due “intermezzi” che impreziosiscono e sottolineano il carattere fluido e multiforme dell’opera di Cinti. Eleganza a più strati e ventate stilistiche che non si aggrovigliano mai, tastiere e sogni, specchi a rimando e voglie di freschezza, questa è l’arte di Cinti, che nelle “stanze” di Vigilia ci riempie il cuore con l’aria alla Battiato di “Questo strano abisso”, la frizzante leggerezza pop di “Loop”, “Canto alla durata” e quell’equilibrio Presley/Mercury che altalena nella classicità pop-drama di “Don’t love you”, e nei meandri di Memorabilia – saltando la tracklist come un  ape tra i fiori – vengono diritte all’anima “Sonnet 18” di Shakespeare versione Gilmour, la bellezza patinata di “Eine kleine Fruhlingsweise” di Dvorak, il “Lascia ch’io pianga” di Haendel e il salto finale nel cosmo di Sting dei Police con “Until”, soundtrack del movie Kate e Leopold.
Un lavoro in cui balzano all’orecchio anche molte collaborazioni e non per ultimo Le Nuove Logiche, band che accompagna il “maestro” Cinti sia su disco che il tour, e a rimanenza di tempo sottoforma di righe di tastiera, rimane da dire che il disco in questione potrebbe benissimo essere lo sbocco naturale della perfezione in musica, quella sublime piacevolezza trasversale che circuisce ed eccelle tra iconografia ed onestà, fascino ed interferenze che lasciano – una volta che il disco zittisce – l’inconfondibile sapore di una esperienza significativa e di alto significato.
Artista da tenere marcare stretto.   

Voto: ◆◆◆◆◇
Label: Sounday 


1 comments:

Anonimo ha detto...

bellissima recensione! e bellissimo disco!

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