martedì 26 giugno 2012

Garden of Alibis - Colours (Recensione)

Ci sono moltissimi dischi canaglia in circolazione, quelli che strizzano occhietti qua e la, infinocchiano il rimorchio istantaneo di girls  svagate e tormentano per mesi le membrane woofer di apparecchi stereo e palinsesti radiofonici senza poi definitivamente e musicalmente dire nulla se non i soliti quattro accordi e durare nel tempo come un fuoco di paglia; ascoltando questo “Colours” del quartetto torinese dei Garden of Alibis, ci si sente combattuti fino alla fine e viene da pensare due cose: grande truffa del pop-rock travisando il verbo di Glen Mathlock oppure un ambizioso e fresco rigurgito della spensieratezza poppyes  da classici ragazzi del muretto? Si sta nel mezzo del guado, occorrono vari giri di stereo per andare a trovare quella estremizzazione di pensiero per cronacare anche il più stupido dei difetti, ma poi gira e rigira queste undici tracce finiscono per piacerti e tenerti compagnia, canzoni che ti fanno passare bene un pomeriggio ovunque si stia.
Nulla che possa stravolgere l’underground nostrano, ma un ulteriore contributo alla piacevolezza del teen-pop su sembianze indie senza pretese e senza controindicazioni di sorta, quella passione sonica a cavallo tra MGMT e Of  Montreal, qualcosa alla lontana di Coldplay che si alterna, fissa e si dilegua con una velocità melodica e leggermente sfumata di elettronica per poi continuare in un continuo airplay; a parte il remix della traccia “Wicayo” da parte dei Motel Connection, tutto il resto della giostra sonica è un ascolto suggerito per I-pod durante afose giornate in piscina, la colonna sonora ideale per un estate senza fine, ritmi baldanzosi “Flower power”, il beat scanzonato “Colours”, lo shuffle di “Goa” e “Overplastic” fino all’immolazione di un accendino Bic da tenere acceso mentre passa la dondolante e tenerona “Winter lullabies”, praticamente un esordio “normale”, come ce ne sono tantissimi, forse con qualche sprint in più, ma è prestissimo per stilare un  parere completo.
Molti hanno rassettato malignamente – dato che il disco è distribuito da XL di Repubblica – che siano i soliti noti raccomandati, ma questo credo che non sia vero, tanto è il destino che parlerà, c’è un detto che dice che con la lunga sofferenza si ottiene un futuro mentre con il tutto e subito si rimane – se si rimane – un punto nero nel buio del nero.
Comunque da ascoltare senza impegno.       

Voto: ◆◆◆◇◇
Label: Hertzbrigade  Records  




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