martedì 28 agosto 2012

Eva Poles - Duramadre (Recensione)

In principio (con Gian Maria Acusani ed Elisabetta Imelio ora Sick Tamburo) erano i Prozac +, ora non “plus”; un semplice gioco di parole per grassettare il nuovo progetto discografico di Eva Poles, ex vocalist della band di Pordenone che, fuoriuscita da acidi sonori ed intrapreso progetti personali, rinasce in una nuova estetica artistica e “Duramadre” è il suo primo disco solista, un insieme di emozioni e crescite intime come epicentro di un elettro-pop con riflessi punk-wave che ad ogni modo si fa sentire egregiamente e si estende per un ascolto interessante e avvolgente; se il ricordo va immediatamente agli sfarzi della ex-band che disidratò di energia gli anni novanta, qui, nel reale, si fa una inversione ad U totale, l’artista si mette a nudo e affida alla tracklist tutta la sua sensibilità, rabbia, dolore e amore di donna, artista e, principalmente, “essere umano”.

Prodotto da Max Zanotti (ex Deasonika), l’album contiene dieci tracce che vivono con un battito irregolarmente vitale, respirano in un’atmosfera progressiva che da vita e tono a centinaia di fertilissimi “autunni sonici” e non è difficile non imbattersi in certe vitalità metafisiche alla Ginevra Di MarcoCadono le nuvole”, “Il nemico”, come ritrovare indomito a sprazzi l’istinto punk di anni fa “Il giocatore”, “La prima scelta”, poi una raffinata sovrapposizione cangiante di complessità personali stringe il disco in un rarefatto pugno di misteriosità rigogliose – ma anche avantgarde - che fanno elastico tra estetica e imponenza immaginaria.

Sono tutte storie che hanno un filo rosso di collegamento, storie che non si sognano minimamente di ostentare patine e vernici intellettualiste, ma storie che raccontano sé stesse, le paure, i deliri e le rinascite interne, dentro e fuori le sicurezze attive o le tematiche trascendenti, un disco di verità messe alla luce che, se in “Malenero” espone il buio inconscio di un incubo che mette l’acqua al centro del disturbo, con “Regina veleno” – stupenda ballata ricamata da contrappunti d’archi e del periodo dell’artista con i Rezophonic – da aria e corpo ad una serie di domande libere come il vento e sintomo ricco e vitale di una rinascita/vittoria nel mondo dell’autodeterminazione fisica ed intellettuale, praticamente di essere sé stessi.

Finalmente un esordio dai grandi numeri ed una artista che sa quello che vuole.

Voto: ◆◆◆◆◇
Label: Halidon


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