sabato 6 ottobre 2012

Swans - The Seer (Recensione)

Ho ascoltato questo ultimo opus maximum della setta di Michael Gira con ancora nel cuore e nella viscere la performance degli Swans dell'anno scorso al Primavera Sound di Barcellona. Un'immensa massa sonora a notte fonda tutta costruita sui interminabili intro e infinite outro, tutte devastanti e debilitanti, ma immensamente catartiche. Non ricordo assolutamente nulla di cosa abbiano suonato l'anno scorso, ricordo solo l'intensità di ciò che sparavano in faccia in forma di decibel a me e a migliaia di pellegrini adoranti. Ritrovo quella intensità in questo nuovo capitolo della saga Swans, spalmata in due ore di musica (doppio cd e triplo vinile!) capace di comprendere di tutto (noise, folk apocalittico, classica, etnica, contemporanea, ricerca, industrial, musica devozionale e quant'altro). Ritrovo quella performance di un anno fa soprattutto in "The Seer", 32 minuti, e in "The Apostate", 23 minuti, ma non solo, ovviamente. "The Seer" è il risultato di 30 anni di lavoro di ricerca sonora ed emotiva, come afferma lo stesso Gira. Il culmine di tutto ciò che ha prodotto musicalmente Michael fino ad oggi. Capace di attraversarne ogni sfumatura e ossessione, ma senza porsi assolutamente come il capitolo finale, anzi come un qualcosa di incompiuto, di necessariamente incompiuto e sfuocato che ha attraversato molteplici passaggi per arrivare ad essere inciso. E che ne attraverserà molti altri una volta che sarà riproposto su un palco, forse mutando, forse disfacendosi o forse arrivando all'oblio e ritornando da dove è arrivato. Aspettatevi tutto ciò che potreste aspettarvi da un'opera del genere: essere spossati, annoiati, emozionati, disturbati, illuminati, inquietati e quant'altro, basta che sia qualcosa di forte e profondamente intenso. Dal melstrom di "93 Ave. B Blues" alla dolcezza di "The Song of a Warrior" con Karen O degli Yeah Yeah Yeahs (altri ospiti: Low, Ben Frost, i fidi Angels Of Light, Akron/Family, la rediviva compagna di avventure Jarboe, a completare l'aura mitica dell'operazione, il cello di Jane Scarpantoni e molti altri). E non si tratta di prolissità spalmare "The Seer" su due ore di durata, ma di necessità. Di prendere o lasciare. Di accettare di partecipare al rito del profeta fino alla sue estreme conseguenze. Di arrivare fino all'eresia finale, all'illuminazione, attraverso il suono, la musica. E poi di ricominciare da capo, senza timore. Ma solo grande ammirazione e venerazione. "Despite what you might have heard or presumed, my quest is to spread light and joy through the world. My friends in Swans are all stellar men. Without them I’m a kitten, an infant. Our goal is the same: ecstasy!" (Michael Gira). E che estasi sia!

Voto: ◆◆◆◆◆


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