venerdì 23 novembre 2012

Three Second Kiss - Tastyville (Recensione)


Quale altra migliore copertina che il dipinto La Tigre E Il Serpente del pittore italiano Antonio Ligabue per esprimere la versatilità con cui i Three Second Kiss ritornano agli strumenti dopo l'ultimo Long Distance del 2008? Ovviamente, nessuna. Il trio bolognese, legato a June of 44, Shipping News e Blonde Redhead da vincoli di sangue musicale, vede nuovamente Massimo Mosca (basso e voce), Sergio Carlini (chitarra) e Sacha Tilotta (batterista, nonchè figlio di Giovanna Cacciola degli Uzeda) in prima linea su Tastyville, coeso prodotto sfornato in casa Africantape. Mescolando con estrema sapienza un rock primitivo che trabocca di suggestioni alternative americane unito a uno spiccato gusto per la componente istintiva e caotica del punk, l'album non necessita di troppe presentazioni; i Big Black e gli Shellac albiniani hanno insegnato bene la lezione ai Three Second Kiss, che riescono a creare un originale pot-pourri superiore addirittura al free-jazz. Ce lo dimostra già Caterpillar Tracks Haircut, prima traccia che si muove sinuosa dentro forme melodiche poliedriche, fatte di armonie lente, a tratti spezzettate da lunghe strumentali batteristiche, l'organetto introduce la voce ammaliante di Mosca che insegue con incredibile naturalezza i guizzi sostenuti dalla chitarra di Carlini verso una quasi suite che termina leggera e sommessa. The Sky Is Mine entra in scena più altezzosa come una tra le tracce più interessanti del lavoro insieme a Maya, pezzo in cui si concentra tutta la passione endocrina del gruppo, oltre che l'intrinseca dolcezza. A Catastrophe Outside gioca su parabole d'accordi ripetuti che non tardano però a palesare un altro ritornello atipico, perforante, se non illuminante nelle sue parole. Vampirized non perdona, con l'incipit volutamente francese, avanza orrorifica e decadente. Don't Dirty My Heart è patetica, sentimentale quasi, a giudicare dai gridi contenuti dentro i cambi ritmici, senza troppo oscurare però le esoticissime Cut The Nerve e In Winter, The Sun Shines Over The Bridge. Il finale in bellezza è invece riservato alla misteriosa Moon Red, apice dello start 'n stop così come di un flirt chitarristico di non poco conto.
Se anche si può avere la sensazione di avvertire una certa monotematicità sonora, i tre riescono sempre a frullare tutti i miscugli possibili, con la loro formula esplosiva post-hardcore e math ben architettata.

Niente male per tre ragazzi che suonano solo da 15 anni.

Voto:  ◆◆◆◇+
Label: Africantape
 


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