mercoledì 16 gennaio 2013

Julien - Seattle Calling (Recensione)

Registrato interamente a Seattle (WA), il nuovo lavoro del duo Julien ,“Seattle Calling”, porta in carico tutte le condizioni ideali per restare a lungo negli ascolti di chi si ammanta e tonifica nelle “esercitazioni muscolari” del rock contaminato da elettronica, stoner e tutte le atmosfere psichedeliche che - tra strutture ideali e ombrosamente affascinanti – danno forma e indizi sonici altamente interessanti.

Nel disco non ci sono, nonostante il “transitare” nella città/patria del Grunge, gli interrogativi, le delusioni, le ferite aperte e dolorose del genere musicale più rivoluzionario degli anni Novanta, ma vive una scrittura mista, appunto elettronica di contegno e rock di ripieno, un suono shuffle che agita e volendo fa dancey a tutte le latitudini d’ascolto: qualcuno se ne innamorerà follemente, altri lo troveranno innocuo e forzato, fatto sta che questo disco si fa “notare” eccome, una tracklist di undici takes che rischiano di occupare palinsesti radiofonici a raffica, per non parlare dell’energia che rilasciano dai loro toni sempre in chiaroscuro.

Di sound nella caput mundi underground ne girano all’inverosimile, ma credo che la forza subliminale di questo registrato ne faccia capottare più della metà, non per chissà cosa si vada a scomodare della “mitologia di settore”, ma per il magnetismo trascinante e stratosferico che circuita nell’elevata sensazione d’insieme; ottima la convulsione prog-rock di “Just a bet”, “E’ un paese per vecchi”, lo spacey epico che cavalca “Dejavù”, la tribalità urbana che “West Seattle Night” impone ai woofer impazziti, carico lo sludge futuristico che impalla in “Energy drink” o lo stroboscopico allucinamento da rave party alla CSI che imperversa tra le impostazioni fastose di “Festino a Roma nord”, una vera sorpresa virata e impregnata a fare degli ascolti una platea sconfinata di liberà gestuale e di pensiero.

Il duo romano dei Julien si congeda con uno stupendo trip-hop liquido, una soggettiva maculata e lattiginosa che ci lascia il mistero dei loro allunaggi sonori, ma in parte scoperti e goduti attraverso questo secondo lavoro, una scheggia succosa di sonorità multistrato che lasciano una scia di efficacia psicotropa a mille “Going around”.

Voto: ◆◆◆
Label: Autoproduzione

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