mercoledì 2 gennaio 2013

Perlè - Quanto Tempo Resta (Recensione)

Il cantautore veronese Gianluigi Scamperle in arte Perlè arriva al secondo appuntamento discografico con un disco che fronteggia la visione di un mondo – quello attuale – nera, concupiscente, abrasa da congetture, scalini sociali insormontabili e profezie che si mettono di mezzo come aggravi psicologici di iettatura.

“Quanto tempo resta” – una tracklist di rock cangiante - prende in considerazione armonie mex, atmosfere languide e rabbugliate, un post del post che si fa fermo immagine sulle quadrature dell’uomo inteso come entità pensante e non, sguardi abbondanti verso ineluttabili destini comuni o personali che si avvertono ovunque il disco arrivi col suono; l’artista procede in una capacità di confidare i suoi stati d’animo come in un racconto continuo, una concrezione interiore che pian piano si scioglie in un ascolto tutto sommato piacevole – senza magari picchi d’alta ingegneria sonora – ma un buon passaggio di trame meditabonde che creano pensieri e che sembrano portarti nella loro stessa direzione.

Con la produzione artistica di John Agnello (Mark Lanegan), Diego Sapignoli e Antonio Gramentieri (Steve Wynn, Ribot e Hugo Race), JD Foster basso in “Vertigine” e Israel Nash Gripka nel pezzo “Luna piena”, il disco scivola malinconico e amaro, forte di riverberi e pezzi di vetro che si aprono e si richiudono come una ferita magmatica, prettamente da ascoltare in solitaria, magari con un fuoco vicino ad illuminare l’anima sofferente che qui dentro non accenna a riabilitarsi anche momentaneamente; epidermico e di stomaco, tutto si snoda in un lungo sussulto oniricamente subdolo, liriche che non danno possibilità, tra retaggi Laneganiani e un Nick Cave impreziosito di sfighe psichedeliche a ripetizione mentre il destino si compie come in un abbecedario fatalista.

Con il vezzo istintivo delle ballate murder western, la regressione umana va a ricombaciarsi con gli stilemi Darwiniani sull’origine della specie “Le scimmie non tremano”, la pray emozionale per una speranza che in fondo non esiste “ Ave Maria”, l’evanescenza di un canto indios a ninna nanna sopra l’innocenza e la fragilità infantile “La bambina” o l’amore che si espande in uno slow assassino di bellezza desertica “Buon compleanno”, un tappeto di suoni delicati e fughe asprigne che hanno nel caracollare ritmato di “Luna piena” il massimo dello splendore che Perlè confeziona e distribuisce come un dono inaspettato.

Dopo aver ascoltato “Carolyne says” cover del Lou Reed di Berlin, quello che ci rimane in bocca è il sapore di un flusso sonoro di gran rispetto, un diabolico tracciato che sembra nato in un soffio divento contrario, e forse lo è. Stupendo!

Voto ◆◆◆◆◇
Label: La-Rosa Rec.

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