lunedì 4 febbraio 2013

Nadàr Solo - Diversamente, come? (Recensione)

Siamo tutti bravi a parlare d'amore. Che sia sofferenza, gioia, tristezza o consolazione, è lo scoglio a cui ogni artista prima o poi si appiglia. Qualcuno tocca e fugge, mentre altri ci costruiscono su case, capanne per due e castelli di carta destinati irrimediabilmente a crollare. Oggi è il turno dei Nadàr Solo, che con il loro nuovo album Diversamente, come? ci offrono una visione sfumata, nostalgica e amara al punto giusto. Quella di un amore che ti strizza il cuore per annegarti nella melma in cui nuota il tuo orgoglio tramortito. Un piccolo scrigno che racchiude fiabe moderne fatte di sogni ormai svaniti, strozzati dall'incertezza e consapevoli di non esser più niente se non polvere al vento. Il trio torinese propone un sound che varia dalla ballata al riff rock, rimanendo però sempre sul ciglio di un arcobaleno di eteree frequenze orecchiabili: un misto di Zen Circus e Criminal Jockers, con più chitarre elettriche e meno spleen. Appropriandosi del linguaggio dell'alternative rock italiano ci cantano dell'amore finito, di quello mai iniziato, di quello da sempre bramato. Prima delle undici tracce è Non conto gli anni: rock veloce e un ritornello punk che si ficca in testa con inaspettata facilità, per proseguire con la più eclettica Tra le piume (presente nella compilation per i due anni di Stordisco). Il terzo brano, Il vento, è invece scritto e suonato con il Teatro degli orrori. L'influenza di Capovilla e soci si scorge chiaramente nelle sonorità, parallele a quelle del loro ultimo lavoro (Il mondo nuovo) e in generale più mature: la canzone è una perla triste, delicata ma ebbra di un'aura di gonfio sublime. 

Colpiscono particolarmente le liriche, che se in alcuni punti toccano momenti di tenera pateticità ("ti strapperei i vestiti da commessa, ne avrei già pronti sei da principessa, e invece del telefono che squilla terremo sugli orecchi una conchiglia") in altri raggiungono momenti di poesia semplice, che assembla pezzi della candida apparente quotidianità di ciascuno di noi. Tra i brani migliori del disco inserirei anche Maggio Giugno Luglio, favola moderna di quella quotidianità che va in frantumi come il mio cuore e la dolcissima I tuoi orecchini in chiusura. 

Nel complesso un album di una leggerezza opprimente, che fa ridere per non piangere e tramuta la sua cupezza di fondo in una solarità spontanea, un diversivo per difendersi dalla realtà. Cavalcando l'onda della tendenza musicale odierna, i Nadàr Solo scrivono una storia bella ma senza finale, lasciandoci la libertà di interpretare i silenzi e ridefinirne i contorni. Contorni che non ci sono più da quando te ne sei andato, da quando non cola più un raggio di sole dalla mia finestra. Ma: "Stamattina il sole buca le persiane, era un po' di tempo che non succedeva. Ho perso la patente il mese scorso, non sono neanche andato a denunciarla."

Buon risveglio.

Voto: ◆◆◆
Label: Massive Arts Studios



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