domenica 3 febbraio 2013

My Bloody Valentine - MBV (Recensione)

3 Febbraio 2013. Una data dall'aspetto insignificante ma che da ieri notte ha fatto stare col fiato sospeso molti shoegazers per il palesarsi del nuovo lavoro dei capofila My Bloody Valentine, dopo esattamente 23 anni di assenza da quella scena neo-psichedelica da loro stessi coniata. A giudicare dalla grafica, un pò scarna sebbene pixellata e dal titolo telegrafico ma d'effetto etereo, non sembra perpetuare bene la tradizione dei due capolavori precedenti "Isn't Anything" e "Loveless", nonostante riprenda musicalmente le mezze melodie e le agrodolci ballate prima della consacrazione. Sono sempre loro, è vero, ma le nuove annate non sempre promettono un onorevole ritorno alla nostalgia. Così l'attesa è stata smorzata dall'inesorabile occhio reale: difficile che torni, come nella vita anche nella musica, quella decade aurea che diede i natali a meteore dalla prodigiosa bravura quali Loop, Ride, Lush, Galaxie 500, Jesus & Mary Chain, Primal Scream, ma soprattutto gli eredi al trono Slowdive. Bisognerà dunque raffreddare le aspettative e rassegnarsi a un tentativo non del tutto riuscito; accenni di sferrate chitarristiche mutuate da Isn't Anything cercano invano di prendere posto già da She Found Now, ma subito notiamo che la dissolvenza piatta e atonale ha la meglio su tutto, tranne motivetti dolci come la sussurrata Only Tomorrow, mentre l'allora debordante "wall of noise" regalatoci da Loveless può solo essere considerato un ricordo lontano. Infatti Shields, mente operatrice di tutta quella meraviglia straniante e stordente, ha fatto qualche bel passo all'indietro (logica del gambero protezionista, forse..?), appellandosi ai cugini Spiritualized più che alla propria buona coscienza. Organetti sintetizzati quasi idm coprono l'intera area di Is This And Yes, qualche batteria sorda nell'anodina If I Am, nel frattempo che finalmente i sensi inconsci si risveglino in New You e In Another Way, di sicuro le migliori di tutto l'album, tralasciando a ben volere le scialbe Nothing Is e Wonder 2, inutili esercizi pseudo electronoise, potenzialmente responsabili solo di una emicrania. Insomma, a più della metà viene già voglia di premere il tasto pausa alle estremità polari (tracce 1-5, 8-9) di questo lavoro a modesto avviso di molti, deludente e poco rispondente alla vera essenza del gruppo.

Affinchè si evitino fraintendimenti di una qualche acrimonia gratuita, auguriamo a Kevin la migliore continuazione (magari da solista in un progetto parallelo, alla stregua di un Robert Hampson con i Main), ma per quanto riguarda i My Bloody, beh, sarebbe stato meglio lasciar parlare il passato. Estremamente saggi gli Slowdive e i Ride a pazientare. Non tutte le reunion-ciambelle escono col buco.

Voto: ◆◆◆◇◇
Label: Creation Records

1 comments:

Anonimo ha detto...

D'accordo su tutto, tranne che per un aspetto: secondo me New You è una porcata catchy insopportabile, mentre Wonder 2 è un piccolo capolavoro aggiornato all'alternative degli anni 2000. La tua è comunque la migliore recensione italiana sul disco, assurdamente accolto come un capolavoro da tutto il web... e dai fans.

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