martedì 4 giugno 2013

Ground Wave - Goodbye Neil (Recensione)

Leggendo la biografia del trio umbro Ground Wave, oltre ad essere investiti da una dose extra di autoironia e spensieratezza, si trovano più volte riferimenti allo spazio e ai viaggi degli austronauti nelle galassia. Niente di più corretto ed appropriato per chi si concede, almeno una volta, l' intero ascolto del secondo album “Goodbye Neil”.

Sette tracce in antitesi l'una con l'altra, ma allo stesso tempo totalmente correllate e collegate tramite l'allegoria di un uomo che cammina in assenza di gravita su Marte, appunto.
Il disco parte con la registrazione di una voce, che sembra provenire dallo spazio, per poi proseguire con un ritmo che tanto ricorda "The Temper Trap" e continuare con tracce melodiche dove la batteria scandisce la voce fredda e la parte elettronica dei synth, come i vecchi maestri rock insegnano.

E' proprio questo che impreziosisce il lavoro del trio, orientato con un loro personalissimo e originale modo verso il mondo post-rock, ovvero la ricerca nella mescolanza e bilanciamento della tradizione con l'innovazione musicale, chiaramente visibile con la traccia "Don't Panic", dove un coretto al grido di 'Shubidubidubá' si aggiunge ad una seconda galattica registrazione voce e ai piatti che, come il ticchettio di un orologio, portano a "Houston, we have a problem".
L'ultima traccia, dopo diversi crescendo, chiude delicatamente l'album lasciando bene in memoria il giro di chitarra, che questa volta prende potere e si svincola anche dalla predominanza delle percussioni.


Voto: ◆◆◆
Label: Black Vagina Records


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