giovedì 22 agosto 2013

Melt Yourself Down – S/T (Recensione)

Molte le novità che il supergruppo londinese  Melt Yourself Down, assatanato di tutto quello che è bordello vero e proprio, immette nel suo primo disco che porta il loro stesso nome, una alchimia assordante e clamorosa scaturita dall’incontro (scontro) tra afro-beat, tribalità alla Don Pullen e una straordinaria patchanka di accozzaglie free-jazz che fanno sbomballare anima e muscoli se si intende perseguirli con frenetici balli di accompagnamento, una jungla di suoni e scatti nervosi che fanno un ascolto interessante e schizzato, dedicato esclusivamente per chi cerca di intercettare musiche oltre il livello di una buona pazzia a tappeto. Groove a raffica, tradizione e outes al crocevia della psichedelica o perlomeno alle direttrici che ne indicano la strada storta, colori, profumi, fusioni e indulgenze sfilano in queste otto tracce espressive e stilisticamente libere da laccioli in un cui il meglio delle sonorità avulse dal solito tran-tran poppaiolo e roccheggiante  mettono addosso a chi le ascolta una voglia matta di liberarsi dai propri tabù, quasi un voo-doo libertino che orchestra una eccitazione di massa senza precedenti; certo che la stravaganza e la libertà qui è passata al setaccio della anarchia più profonda, e dischi come questi assumono una quasi ricetta interiore, ma è una malia indagante al limite dello spirituale che ti entra dentro e purifica e guarisce  i rallentamenti dell’interiorità, una pozione acustico-elettrica che spazza via ogni malumore e ti colora la pelle di nero facendoti diventare uno di loro. A metà strada tra Getatchew Mekurya e le ultime baldorie degli The Ex, i MYD fanno girare la testa in un vortice particolare, denso e leggero nello stesso momento in cui l’abbondanza degli strumenti esplode in un parterre di chicche uditive, le percussioni di “Tuna”, il ballo convulso di “We are enough”, l’eco spirituale “Mouth to mouth” e il groovey iniziatico che “Camel” distribuisce a fine corsa, poi se vi rimane ancora qualcosa di “felicemente intatto dentro” potete sempre e benissimo ricominciare a farvi abbindolare da questa stupenda botta sulla nuca sonica che non aspetta altro che rapirvi di nuovo.
Altro giro, altra corsa, Signori accomodatevi senza ritegno, c’è ipnosi per tutti!           

Voto: ◆◆◆
Label: Leaf 


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