martedì 5 novembre 2013

Soviet Soviet - Fate (Recensione)

ATTENZIONE SPOILER.

Certo se avessimo intenzione di scrivere di un libro o di un film, sarebbe l’incipit perfetto.
Ma stiamo per parlare di un già affermato gruppo italiano e del loro ultimo lavoro. Parliamo di tre ragazzi che partono dalla “solita” provincia italiana, Pesaro per l’esattezza, per farsi conoscere in tutto il mondo, aprono le ultime due date italiane dei PiL e che nonostante influenze e classificazione in post-punk, affermano di non volere dar limite al loro genere che ha una sola premessa: l’istintività.
Loro sono i Soviet Soviet e quello che ci faranno sentire è il loro “FATE”.

Quindi nessuno spoiler se non la loro gloria, perché chi li conosce, per chi ha goduto e continua a godere della loro musica, per chi li ha visti nascere nel 2008, sa già che questo gruppo, questi tre amici, arriveranno lontano, molto lontano.

Non c’è da meravigliarsi se alla prima nota di questo album sarà possibile riconoscere la loro natura, ciò che invece ci stupirà è il frutto della loro esperienza. Testi velati che non hanno nulla di sbagliato, neppure la pronuncia. Sembra infatti che il trio ci abbia preso gusto a viaggiare fuori dallo stivale per fare ormai prove generali di quello che sarà un futuro neanche tanto remoto.

Remota invece la possibilità di vederli, come abbiamo già detto, nella sola classificazione di gruppo post-punk, perché sì, anche se nella loro musica e nei loro testi si legge tanto di gusti e influenze giovanili, i Soviet Soviet sono riusciti a spingersi in una dimensione davvero unica, che fa del loro genere, del loro timbro vocale e della loro sonorità un qualcosa di tanto geniale quanto distinguibile. Cosa che al giorno d’oggi sembra alquanto difficile. Ascoltare per anni i Joy Division non deve necessariamente portare alla creazione di musica clonata. E i Soviet Soviet, a differenza di molti, sembra abbiano imparato bene la lezione.

Si potrebbe ora parlare delle loro dieci tracce, iniziando col dire che le prime uscite tra cui "No Lesson" sono già arrivate su circuiti come The Fader e Stereogum. La cosa però non sembra meravigliarci visto che oltreoceano, a leggere le interviste e a vedere le date già fissate, i nostri italiani sono già amati.

La primissima "Ecstasy" non avrebbe potuto avere titolo più efficace e condensato per catapultarsi nell’ascolto dell’intero album , in cui però non ci sarà nulla di sbagliato, ma solo sequenze di chitarre e batterie esplodenti, che di traccia in traccia salveranno l’ascoltatore nel loro personale viaggio introspettivo.
E come terza traccia arriva proprio "Introspective Trip", avvolgente, calda, vibrata, che ci mette in pausa, dà ritmo e ci ributta immediatamente nella mischia. Insomma non si può continuare l’album senza averla minimo ascoltata due volte.

Arrivano poi tracce come "No Lesson", "Together" e "Hidden", veri e propri pugni allo stomaco, concentrati di energia, la eco sempre presente, bassi che ti scendono lungo la schiena e batterie che ti fanno male.
Ti fanno male fino alla fine, fino a quando anche a cuffie in silenzio, ci sarà "Something You Can't Forget" a ronzarti ancora prepotentemente in testa.

E sarà allora che si inizierà a ripetere FATE FATE FATE !!!
A voi la pronuncia.

Voto : ◆◆◆◆◆
Label : Felte




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