venerdì 22 novembre 2013

The Talking Bugs – Viewofanonsense (Recensione)

Tra un disco e l’altro, tra scarti o piccoli rimasugli di idee, capita - rovistando accuratamente - di trovare qualche lavoro in evidente stato di grazia, e uno di questi è sicuramente “Viewofanonsense” dei bolognesi The Talking Bugs, disco frutto di una meticolosa cultura ampliata che straccia vento tra Mediterraneo e Balcani, elettronica e aliti dreaming, uno di quei infinitesimali e rari incunaboli underground che troncano gambe e cuore a chi ha la fortuna di incontrarli sulle strade degli ascolti.

Poesia calda e fredda si sposa con un’attenzione dettagliante di inserti e ricami sonori che non lasciano nulla di intentato o abbozzato, una melodia continua e sognante che fa viaggiare con la considerazione giusta di una incisione delicata e favorevole alla dolcezza, in poche parole un disco che strega e culla una serata al tramonto declinato tra ricordi e pensieri fitti. Disco navigato che incrocia e si integra anche con timbri spagnoli, Mediterraneo e tocchi folkly, refoli ancient, un indie nu-folk che è grande nella sua capacità di trasudare passione e cultura di suoni, nonché anticipato sempre da una voce misurata, che sa d’antico, bella sotto ogni aspetto e che fa di questo disco un vero e proprio scrigno uditivo di pregio e classe, che regge straordinariamente il confronto con band affermate o con scalini ben più alti della musica.

Tutti abbiamo questi The Talking Bugs che girovagano nelle nostre teste indicandoci primarietà, sensazioni, modi di intendere o d’intesa con noi stessi, ma spesso non si allacciano al nostro strano visionario che ci vuole piatti e mai programmati per il bello o – perlomeno – con la pace di noi stessi, e in ogni caso viene a ruota il senso dell’incomunicabilità più per non essere in linea che per essere distratti, ma è il karma al contrario di questa vita, ineluttabilmente. E questo piccolo gioiello di disco pare fatto apposta per ricordarcelo, non con la forzature delle cose ma con la grazia impalpabile delle grandi dimostrazioni artistiche; otto tracce, otto battute sonore per redimere l’animo, otto rotte per un viaggio spanciato, non racchiudibile in nessun schema programmato, otto pezzi d’anima libera che armonicizzano tutto come il pathos latin acustico che vibra in “The lovers”, il soul ibrido di “Laika”, la solitudine fissa che regna nel macramè di corde “Like a ship in the sea” o l’eleganza malinconica di una rosa d’Espana che sulle sinuosità di “Broken sword” lascia l’ascolto e immette sangue caldo e saliva voluttuosa a chi sta a sentire – come in un tramonto svenevole – un’opera musicale che fa bestemmiare per trovarla ancora a ciondolare tra le vie secondarie dell’underground.

Un qualcosa di prezioso che oscilla magniloquente fino alla fine.

Voto: ◆◆◆◆
Label: Lobster Art Collective

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