venerdì 21 marzo 2014

Maria Antonietta - Sassi (Recensione)

Il ciuffo rosso e spettinato, la chitarra appesa al collo e una voce che è soul capriccioso e un po' acerbo. 
Per chi non la conoscesse lei è Maria Antonietta (nome d'arte di Letizia Cesarini), che da Pesaro con amore sta scatenando una piccola rivoluzione che sa di biscotti, tramonti rosa, lacrime non piante e sigarette. L'avevamo lasciata che cantava di amori già finiti e mai iniziati, realtà troppo difficili da penetrare e aspirine per il mal di testa che è un mal di vivere mascherato bene, la ritroviamo ora più adulta, più sicura nel suo secondo album Sassi

Non si tratta di passi da gigante o salti eccezionali, ma la ragazzina con gli occhiali da sole (a colazione) sembra aver trovato una nicchia sua: arrangiamenti più fini da contorno a un universo a cui non ancora si è adattata ma che sorride di più e offre terra su cui piantar radici e mettere al mondo splendidi fiori. Dieci tracce che esplorano l'intimità della cantautrice senza perdere il piglio punk e ribelle: una ribellione dell'amore, ecco come la definirei. Che piega con dolcezza e un po' di fragilità questo cosmo criptico e multiforme. Si apre con "Galassie": pianoforte timido, una chitarra acustica e parole sussurrate come una preghiera che cresce come "l'erba sopra le sepolture, come crescono le radici delle piante, come crescono tutte le galassie": c'è sfiducia tramutata in poesia e speranza di espandersi all'infinito. La seconda è invece la title track Sassi. La malinconia velata non abbandona la nave ma troviamo un po' di sana rabbia e rock'n'roll, che crea un bellissimo contrasto col ritornello che è invece una citazione biblica: "c'è un tempo per lanciare i sassi, un tempo per raccoglierli, c'è un tempo per astenersi dagli abbracci, un tempo per gli abbracci". La nuova maturità di Maria Antonietta la colgo ancor di più però in "Tra me e tutte le cose e Giardino comunale": la prima una canzone d'amore, che è ancora di salvezza nei momenti di sfiducia, quando vorresti che "ci fossero milioni di chilometri tra me e tutte le cose", la seconda una dichiarazione d'indipendenza nella guerra mondiale tra se stessi e il resto del pianeta. I testi sono profondi e più maturi: non feste e serate chiuse in casa ma verità dette ad alta voce, o "al limite sto zitta". "Ossa" è invece un inno punk, vagamente femminista e persino danzereccio: indubbiamente uno dei pezzi più belli dell'album. è veloce, tirato e dipinge una donna che si sente bella e intelligente per davvero, e forte perché tanto "Dio ha creato l'Universo infinito dev'essere che calcolava anche lo spazio che serve a quelli come te". Proseguiamo con "Ombra e Decido per sempre": atmosfere romantiche e tristi, e la meravigliosa "Animali" (uscita a maggio 2013 come singolo): una dolcissima dichiarazione d'amore che cela qualche dubbio naturale, conseguenza dell'evoluzione della specie o della perfezione dei risvegli insieme ogni mattina. Nona traccia è "Il diavolo", che è un pensiero fastidioso forse, un episodio passato che continua a insinuarsi nella realtà odierna, da esorcizzare cantando sulle note di un requiem voce e chitarra. Chiusura in bellezza con "Fino a consumarmi gli occhi", dove riemerge prepotente quella fragilità di ragazzina indomabile e insicura di fronte agli ostacoli, che si addormenta sulle note di un arpeggio semplicissimo, scarno ma perfettamente inserito nel contesto come un neo sulla pelle bianca o l'aritmia improvvisa di un cuore che batte. Album promosso dunque a pieni voti, ricco di spunti ed emozioni, e sogni di ragazze. Che ci sembrano facili e quasi stupidi. Ma i fiori spuntano pure in guerra e dopo i temporali ci sono gli arcobaleni. E poi, chi ci dice che è vietato sognare?

Voto: ◆◆◆
Label: La Tempesta Dischi



1 comments:

Anonimo ha detto...

la miglior recensione letta in rete su quest'album. soprattutto molto originale

Posta un commento

 
© 2011-2013 Stordisco_blog Theme Design by New WP Themes | Bloggerized by Lasantha - Premiumbloggertemplates.com | Questo blog non è una testata giornalistica Ÿ