mercoledì 26 agosto 2015

June And The Well - Gudiya (Recensione)

Hanno stile i June And The Well, è innegabile, così come è innegabile che buona parte di questo modo di fare musica pianti salde radici negli anni 90, in un modo di fare rock che non era punk ma aveva quell'urgenza, che non era grunge ma ne veicolava, ammorbidito, il disagio, che non era pop ma ti entrava in testa immediatamente. Emo mi dicono dalla regia, ma ormai emo l'ho sentito associare a talmente tante cose diverse che non so più cosa pensare, e non è comunque importante: quello che conta è che, parentele o no, la band pesarese con questo Gudiya riesce a dimostrarsi all'altezza di quel periodo ma, ahimè, senza uscire troppo dal seminato.

Francis, brano apripista dell'ep, è un concentrato di quanto illustrato sopra: incipit a mettere in mostra le distorsioni, strofa tranquilla ad avvolgere di suggestioni pop l'ascoltatore, ritornello in cui le distorsioni tornano a farsi sentire ma senza strafare almeno fino al finale dal ritmo dimezzato. Ma c'è la sorpresa: il finale non è il finale. La canzone continua con una lenta progressione dal mood malinconico che sfocia in una conclusione solare che rimane subito in testa, tanto che vien da chiedersi se non sarebbe stato meglio usare l'idea per un pezzo a sé stante. Non presenta invece di tali sorprese Gudiya, visto che scorre abbastanza prevedibile fra una piacevole strofa leggera, pre-chorus che alzano il volume (ed in uno entra, in maniera inaspettata ed azzeccata, anche qualche nota di piano) e ritornelli in cui viene messa in mostra la vena punk, più nelle intenzioni che nelle distorsioni. L'arpeggio iniziale di From The Ashes Of Your Heart porta invece diretto ad un breve sfogo chitarristico che mi ha ricordato i cari vecchi At The Drive-In, ma è un fuoco di paglia destinato a spegnersi in strofe che cercano di far crescere una tensione che non trova sfogo nei ritornelli: qua e là qualcosa di buono, ma il brano risulta il più debole dell'intera produzione.

Quello più meritevole, invece, è indubbiamente S-Low, e non solo per la presenza della voce sognante di Matilde Davoli: il ritmo lento, le distorsioni perennemente presenti, i piccoli particolari che la caratterizzano (il modo in cui si apre la seconda strofa dopo un tranquillo arpeggio e lo stop and go presente nella stessa sono da manuale), il modo in cui la voce femminile e la musica si sposano nei ritornelli...funziona tutto, dall'inizio alla fine.
Stacco netto con la seguente Fountains, in cui il ritmo si alza nuovamente ma le strofe sono più nervose, spezzettate, con un effetto piacevole che si distacca un po' da quanto proposto nella prima metà dell'ep. I ritornelli qui fanno da sparring partner, passano veloci senza colpo ferire ma si sposano comunque bene col resto, cosa che invece non fa la pausa a base di arpeggi che arriva a metà brano: piacevole ma mal amalgamata col resto, ha la pecca aggiuntiva di sfociare in un finale distorto che cerca di ricreare, tardivamente, una tensione che ormai si è dispersa. Di tutt'altra pasta la conclusiva The Bend, in cui è il lato più propriamente pop a prendere il sopravvento: la canzone si fa canticchiare fin dai primi ascolti, scarna e malinconica all'inizio con la sola chitarra e voci sovrapposte a prendersi le luci della ribalta, ma pronta a crescere pian piano verso un finale in cui gli altri strumenti arrivano a rischiarare l'atmosfera con la loro energia (pure il piano, ancora seminascosto ma comunque efficace).

Fanno il loro sporco lavoro i sei brani di questo Gudiya, pur con qualche sbavatura, ed è innegabile che un brano come S-Low meriti tutte le attenzioni del caso, ma nel modo pur personale di fare musica dei June And The Well sembra comunque mancare qualcosa...forse una spinta ad osare un po' di più in certi frangenti, visto che mi vien da pensare a cosa avrebbe potuto essere Fountains se il nervosismo chitarristico delle strofe fosse stato sviluppato aumentando la tensione invece che smorzandola all'improvviso. Rimangono comunque da segnalare l'uscita dell'ep per la storica etichetta giapponese Waterslide Records e, soprattutto, la storia che sta dietro al titolo: Gudiya è infatti una bambina indiana al centro di un episodio di violenza sessuale, evento che ha portato la band a dedicare a lei il disco e ad inviargliene una copia. Quando la musica ha (anche) un cuore è giusto metterlo in risalto, bravi!

Voto: ◆◆◆◇◇
Label: Waterslide Records



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