sabato 14 maggio 2011

Mombu - S.t. (Recensione)

Dietro ai Mombu si celano l'eclettico Luca T.Mai, sassofonista (e per molti frontman) degli Zu e Antonio Zitarelli batteria dei Neo. Sorgendo da un minimalismo cupo, teatrale e avanguardistico, la loro è una sintesi originale e atipica di afrobeat, jazz acido, grind e doom. Mombu è un immersione nell' Africa tribale e primordiale. L'arte che assume una funzione magica, rituale, di suggestione immediata. Le otto tracce di Mombu appaiono come spilli inseriti in una bambolina vudù collegata alla nostra coscienza, aghi che lentamente sentiamo penetrare dentro di noi. Musica "voodoom" dunque. Fiumi di note da riempire la savana intera. Un ascolto spesso frammentato. Se pensate che ciò che si va ad ascoltare non sia altro che frutto d'improvvisazione, nato durante sperimentazioni casuali, siete del tutto fuori strada. Gli stessi Luca e Antonio in una recente intervista hanno dichiarato che tutto ciò che si trova in Mombu è stato studiato, contemplato, scritto e nulla lasciato al caso. Lo studio di Antonio delle percussioni africane, emerge pienamente nella continuità ritmica e mai sincopata di batteria e bonghi. Il sax di Luca non lascia mai scoperti angoli vuoti e riempe in modo violento, tagliente e discordante ogni singola traccia. Nell' intro d' apertura (Intro 253) a darci il benvenuto la voce di una strega con sottofondo di legna crepitante nel falò. Proseguendo si colgono sempre più le svariate anime raccolte da questo progetto. Come il grind caotico e forsennato di "Stutterer Ancestor" o l'impatto tribale e violento di "Orichas" e "Regla De Ocha", (arricchita dall'utilizzo di una M'Bira, strumento tipico dell'Africa Centrale, conosciuto anche come kalimba) veri e propri marchi di frabbrica di inedita fattura. Poi vi è "Radà"che tra vari stop'n go, lascia spazio al silenzio, entità spesso sottovalutata e inscindibile dalla trinità musicale assieme a suono e rumore. Intervallata da ritmiche accattivanti e giri di jazz corrosivi che ti rendono euforico nell'ascolto, "Radà" resta impressa al primo ascolto. L'ipnotica"Kemi"affascina con le sue atmosfere occulte e trascinanti. Il grande valore di quest'opera, oltre all'avanguardismo concettuale, risiede nel presentare, con l'utilizzo di solo due strumenti, delle sonorità uniche e frutto di studi, ricercatezza e probabilmente anche un pizzico di follia. Una sorta di forza arcaica permea questo disco. Un'opera ardita e originale sconsigliabile a coloro in cerca di ascolti facili e che solo due figure geniali come Luca e Antonio, altamente preparate a livello tecnico, avrebbero potuto sfornare.


Label: Subsound Records

Voto: ◆◆◆◆◇

2 comments:

Anonimo ha detto...

Secondo me sono altamente preparati nel sintetizzarsi LSD.

Anonimo ha detto...

gran bel disco

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