mercoledì 13 luglio 2011

Ananda - Wardiaries (Recensione)

Il secondo lavoro dei salernitani Ananda, realizzato nei Seahorse studios di Paolo Messere (oltre che produttore anche ospite alla chitarra in due brani), è un concept nato spontaneamente nel prendere in considerazione la natura più oscura dell'uomo, quella che porta al conflitto, alla sottomissione del prossimo, alla distruzione reciproca. La guerra è il fulcro centrale attorno al quale si aggroviglia il rock crepuscolare degli Ananda, in bilico tra una palpabile e oscura calma acustica (con tanto di violoncello a librare sopra le tracce come uno spirito inquieto) e una furia elettrica figlia del disagio esistenziale di pura matrice nineties. Con le parole "War is now", "Chapter II", apre l'album con i suoi riff distorti e un testo stilizzato a dar nota del conflitto appena iniziato. Tracce come "Soldato Perdu" e "Gordon Pym" sono una via di mezzo tra ballate dal mood malinconico e sfuriate energiche nelle quali si sente l'aria saturarsi di elettricità e dar sfogo a una guerra ed una distruzione sempre più incalzanti. L'inquieto violoncello si conferma protagonista, nella penombrosa, morbida e avvolgente ballad di "Youth" che in alcuni tratti ricorda vagamente l'inclinazione vocale e melodica di Jeff Buckley. Riflessione e calma arrivano nella speranza di una pace che porti alla fine delle sofferenze umane. "How to Forget an Ocean" riassume pienamente la ricerca di pace e la presa coscienza delle vittime portate da tanta cupidigia e violenza. "Something Beats Me" nella sua rabbia acida, col cantato in penombra, ora rabbioso, ora spettrale rispolvera dal passato l'irrequietezza e il sound del grunge di Seattle. L'album si chiude con "Massacre", uno dei brani più memorabili nel quale la doppia natura acustico-elettrica della band prende definitivamente uno slancio concreto e le distorsioni a far da padrone sul finale.

Wardiaries è caratterizzato da un sound grezzo e minimale che a volte potrebbe far storcere il naso. Se ascoltato con cura quest'album presenta molti punti a suo favore, a partire dall'ottimo concept, enfatizzato fortemente dal mood crepuscolare e obliante che sovrasta l'intera opera. Seppur ancora legati a sonorità classiche del passato e presente, gli Ananda meritano senz'ombra di dubbio una chance nell'attesa di un'opera più matura e nella quale si valorizzi maggiormente una loro personalità del tutto caratteristica.

Label: Seahorse Recordings

Voto:◆◆◆◇


1 comments:

Anonimo ha detto...

.. non sono salentini....
ma di Scafati e Boscotrecase, rispettivamente provincia di Salerno e Napoli :D

Posta un commento

 
© 2011-2013 Stordisco_blog Theme Design by New WP Themes | Bloggerized by Lasantha - Premiumbloggertemplates.com | Questo blog non è una testata giornalistica Ÿ