martedì 4 ottobre 2011

Death in Vegas - Trans love energies (Recensione)


Viaggio sonoro alla scoperta di una musica che si pone tra il rock e l'elettronica per palati fini. Esperienza quasi mistica nell'affrontare un lavoro del genere, variegato e creativo, frutto di una band storica che nel 2011 ci propone dieci canzoni che esprimono le energie transamorose, parti di un flusso riflessivo e complicato ma allo stesso tempo godibilissimo. La prima esperienza è destabilizzante. Il gruppo inglese inizia con Silver time machine, ballata lenta e relativamente lunga, che fa pensare ad un gruppo adagiato su una musica lenta e soft. Improvvisamente la sua ritmica muta verso un rock che rievoca una malinconia di fondo e un sound volutamente sporco e stanco, come si trattasse della ricerca dell'anti - energia. Se non vedessimo scorrere le tracce, penseremmo che le prime due siano l'una la prosecuzione dell'altra. Your loft my acid sposta completamente il baricentro e propone qualcosa che sa di Kraftwerk, synth - pop, ethereal pop, una elettronica che richiama in particolar modo certe collaborazioni dei Chemical Brothers, penso in particolare a due dischi come We are the night e Further. Sono infatti dell'opinione che quel modo di comporre oggi elettronica "all'inglese" accomuni i due nomi in più di un frangente. Ma non basta, infatti la ritmica riporta in mente i primi lavori della Get Physical di Berlino, con quella ritmica house dolce e kraftwerkeriana, ma allo stesso tempo decisa. Segue Medication, un altro ottimo brano che segue il modello precedente, se non fosse per la voce maschile al contrario della voce femminile del brano precedente, e una maggiore attitudine microhouse di fondo, meno eterea, più fisica e concreta, allo stesso tempo più ariosa e dal sound più deciso e sperimentale. Coum sterza ancora oltre e poggia su un 4/4 sempre in stile new Chemical riletto in chiave synth / dream rock. Anche qui la voce è maschile, anche qui l'atmosfera è retrò e i sintetizzatori alla Kraftwerk / Fratelli Chimici fanno da padroni. Witchdance cambia i ritmi e punta sulla voce femminile che si erge su una struttura dura e allo stesso tempo retrò, in cui i synth seguono il ritmo impresso dal timbro femminile, cadenzato e narrativo come può essere quello di un cantastorie. Anche qui le citazioni rientrano tutte e si potrebbero citare i Ladytron più minimali, seppure i Death in vegas siano privi delle articolazioni barocche. Scissors inizia con un beat techno secco in 4/4 ma sfocia in una microhouse dalla ritmica lievemente più spinta. Questo è uno dei pezzi migliori, qualora ce ne fossero alcuni non eccellenti, ed è emblematico per comprendere l'alto valore conferito alla sperimentazione musicale allo stesso modo dell'interesse per la vocalità, in un gioco che alterna momenti in cui la musica regge la voce ad altri in cui accade il contrario. Questo sicuramente influisce sul disco rendendolo variegato e non monolitico nella sua struttura, ma ne rende più difficile la comprensione per l'ascoltatore disattento. Drone reich è l'ennesima sorpresa. Si tratta di un brano strumentale di elettronica che riprende i cosiddetti "corrieri cosmici" come i Tangerine Dream, presentandosi come ipotetica riduzione di una delle lunghe suite dei primi lavori di un maestro come Klaus Schulze. E' un episodio di notevole fattura e incrementa ancora oltre le quotazioni di una band davvero fotografata all'apice della forma. Lightning bolt si serve di effetti rallentati e di voci allungate e amplificate per costruire un brano dal sapore fortemente retrò e sorretto da un lievissimo beat in 4/4 quasi impercettibile, e costituisce uno degli episodi in cui viene dato maggiore rilievo alla voce maschile. La conclusiva Savage love è un'altra strumentale che comincia con un'elettronica posta tra Kraftwerk e Schulze e sfocia in un post - rock graffiante ma lieve, di passaggio, che comunque rompe con l'atmosfera precedente, e che si conclude con il ritorno della sperimentazione elettronica frutto delle ricerche degli anni '60 e '70. Una ipotetica introduzione ad un ipotetico album dei Sonic Youth, magari uno dei più sperimentali.

In definitiva questo è un ottimo disco che presenta un sound decisamente retrò, tra gli anni '60 e gli '80, che volutamente fa ricorso ad una produzione vecchio stampo e che utilizza un'elettronica che oggi è stata modificata in toto ma che, dall'altro lato, piacerà molto a chi è cresciuto con quelle sonorità o ha una particolare predilezione per tutto quello che è old school. E' sicuramente un gran lavoro degno di nota.

Voto: ◆◆◆◆
Label: Drone

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