giovedì 29 settembre 2011

The Rapture – In the Grace of your love (Recensione)

The Rapture – In the Grace of your loveMatt Safer li ha lasciati, e loro, i newyorkesi The Rapture, anche se un pò disorientati, se n’escono ugualmente con “In the Grace of your love”, album d’inediti sulla distanza di un silenzio durato cinque anni e sostanzialmente il sound della band è lo stesso di sempre, un appagante mix di post-punk elettrizzato da dance che riporta lontani strass e lamé dello Studio 54 o perlomeno degli afterhours clubbing della Big Apple fashion e glamour in cui si agitavano gli ancheggiamenti melodici di Freddy Mercury Roller Coaster” e si rovistavano le dark room scapigliate di Robert SmithSail away”.

Anni settanta, dance-rock, la beat disco, trucco e parrucco entravesti e tanta felicità col broncio sono gli ingredienti basali di queste undici tracce maledettamente trasmissive di una voglia matta di ballare senza orario, di una frenesia fatta di sottili rifferama di chitarra, falsetti che portano il vocalist Luke Jenner alla felice ambiguità gay-friendly, lo sludge guascone e sintetico “Miss you”, la carica corale glammy “Blue bird”, l’armonia da flipper “In the Grace of your love” e la stranezza di una fisarmonica sincopata con coro esotico dietro tale da sembrare un canto etno afrikaneer modernissimo e di liberazione che pare uscire dalla gola di George Michael “Come back to me”.

E’ un ritorno sulle scene per questa band americana con tutti i crismi per restare sotto focus – speriamo - un periodo più lungo della loro “scomparsa”, la cura negli arrangiamenti è ottima, le capacità compositive intoccabili, le reminiscenze intatte, dunque non manca nulla, poi aggiungiamoci anche la stupenda produzione di Philippe Zdar (Phoenix) e il gioco è perfetto e versatile, pronto per impazzare su Tunes e carrelli LG; molti - al loro rientro – hanno storto la bocca per l’ìnsufficienza creativa che la band americana seguita a legare al palo, ma si sa accontentare tutti non è facile, forse non sanno – i detrattori – che la loro musica è come un effetto da prestigiatore, qualunque sia il trucco, l’effetto è assicurato. Al primo ascolto.

Voto: ◆◆◆◆◇
Label: DFA 2011


1 comments:

Carlett ha detto...

quante stronzate in un solo post

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