venerdì 2 settembre 2011

This is a Standoff – Be delighted (Recensione)

Canadesi, ribelli, casinari quanto basta: arrivano sul piatto stereo come una valanga di budella rivoltate, dalle ceneri dei Belvedere irrompono sulla scena internazionale i This is a Standoff con l’Ep “Be Delight” cinque tracce poco gentili, che non hanno e non usano quei mezzi termini atti per una presentazione come si conviene, ma solamente tre aggettivi, agitare, stordire e fuggire poi tra i meandri dei woofer ancora fumanti e afasici.

Piccoli Unni del punk melodic HC? Si, ma in fondo col cuore morbido, ed esagitati in un contrastatissimo sgranato sonico, che alterna scorci scenografici su stampo Henry Rollins band per planare – in risicati frangenti – in un abbozzo di forma canzone lucida “Sea you at the bottom”; ad ogni modo una formazione di base, che fa a pezzi l’indie snob e le convalescenze infinite del post-rock, ma che come rovescio della medaglia andremo a constatare una solvenza totale irrimediabilmente seriale, ovvero ascolti la prima canzone e le hai ascoltate tutte, un disco sì veloce e di settore ma troppo prevedibile e alla fin fine di scarsa digeribilità sebbene il rapporto viscerale con la fisiologia basica del punk.

Ombre e luci comprese, i This is a Standoff sono puro post-modernismo e hanno un gusto arguto a rileggere i “classici” declinati nella citazione di cui sopra, ma si piazzano lì su quella linea invisibile in liquefazione che è poi iconoclastia a la page, con una personalità di stile che – nell’insieme – non appartiene più ai nostri tempi, ma a quelli di ieri; sono in quattro ma fanno per dodici, con quell’aurea maudit postatomica e macchinosamente melodica a suo modo che pesta il giusto in “The enlightened one”, sanguina tra pelli indiavolate e bassi mugugnanti “Head in the sand”, distrugge in doppia battuta “Vanadium”, “We’re really doing it”, e poi solamente macerie fumanti virtuali e danni all’anima colpita, ma del loro passaggio poco rimane nella memoria dell’ascolto, solamente una vaga – diciamo vera – voglia di sbalordire con effetti speciali che hanno fatto il loro tempo.

In molti diranno: sono grandi o abili paraculi insopportabili? Chissà, per quando ci riguarda né l’uno né l’altro, c’è solo un ricorrente pensiero a William Shakespeare e al suo “Molto rumore per nulla”! Ma questa è un’altra storia.

Voto:
Label: Funtime Records


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