mercoledì 5 ottobre 2011

Lilia - Il Pleut (Recensione)

Lilia - Il Pleut Immaginiamo Jacques Brel, seduto al tavolo di Ciro, a pochi passi dalla Grand Place nel centro di Bruxelles che sorseggia il suo ennesimo bicchiere di “half and half” mentre ascolta i versi semplici e delicati di “IL PLEUT”; son convinto ne sarebbe rimasto conquistato.

Non solo dalla (indiscutibile) bellezza di Lilia ma dalla sua voce e dalle sue parole cantate, a volte sussurrate, in francese.
E sì, Lilia è una ragazza di appena 23 anni che ha forza e tanto coraggio.
La vedi così minuta e dolce ma, incurante delle mode, grinta e caparbietà l’hanno portata ad incidere il suo primo disco.
Ha imbracciato la sua chitarra, ha preso pennino e calamaio ed ha messo nero su bianco 8 “delizie” acustiche, di cui 6 cantate in francese.
Insomma è italiana, con orgoglio posso dire che è mia corregionale, di Pescara, e preferisce cantare in francese; dice, a ragione, che la lingua d’oltralpe sia la più adatta alle sue melodie.
Pochi altri in Italia avevano omaggiato la lingua di Piaf, Brel o Trenet: penso a Battiato, uno degli idoli di Lilia, con i suoi incisi in francese (abbastanza “maccheronico”, se posso…) in alcune canzoni, oppure il tributo a Richard Anthony in FLEURS; penso a Giorgio Canali e ad alcune canzoni tratte dai suoi primi dischi…
Lilia raccoglie la tradizione delle cantanti francesi, come F. Hardy, ad esempio, e, in quest’epoca in cui le altre sue colleghe gridano, lei sussurra di episodi della sua vita, di amicizie (perse), di ombrelli, accompagnata dalla sua chitarra acustica, quella di Fabio Duronio e pochi altri strumenti a contorno.
Le parole sono semplici e scorrono sorrette, a volte, da 2 accordi solamente.
Il filo conduttore che lega le varie canzoni sembra essere una tenera tristezza (da lasciare alle spalle) ma anche un giusto ottimismo (da cui ripartire), d’altronde l’album è dedicato alla pioggia che significa malinconia ma anche purificazione…
Lilia ci parla di amicizie perdute “A’ UNE AMIE”, domandandosi quando finirà quell’oscurità che la circonda, consapevole, però, che dopo ogni notte ci attende un nuovo giorno;


ci dice di prendere la vita come viene “LA VIE, (COMME ELLE VIENT)”,


domandandosi, come tutti noi avremo fatto almeno una volta nella propria vita, quale sarà il proprio destino “QUEL EST MON DESTIN?”.
C’è spazio per inquietudine ed incomunicabilità in “TU NE ME DIS RIEN”, dei cieli, delle anime e degli occhi vuoti di “SO FAR” (unica canzone con testo in inglese) e della malinconia di “24 GIUGNO” (unico brano in italiano), data che ha segnato un momento importante, di “mutamento” per la nostra dolce amica.
La prima avventura discografica (autobiografica) di Lilia sembra chiudersi con una semplice nenia sulla guerra vista con gli occhi dei bambini, “LE PARAPLEU”, l’ombrello come simbolo di “riparo” sia dalla pioggia che dalla guerra; sembra, perché c’è ancora tempo per i suoi ricordi racchiusi nella ghost track “JE ME RAPPELLE”, brano agrodolce in cui riaffiora alla memoria il giorno dell’incontro con la persona amata ma anche il giorno in cui si è deciso di uccidere il proprio amore.
In conclusione un momento di riflessione e calma in questa frenesia che è, a volte, la nostra vita ed il firmamento concorderà con me se prelevo 3 stelle e le uso per quest’opera prima a cui, sicuramente, ne seguiranno altre, per le quali, ne son certo, me ne sarà concessa qualcuna di più…


Voto: ◆◆◆
Label: Grammofono Alla Nitro

1 comments:

Scriptor ha detto...

Lilia te lo meriti, sei brava e seria, stai facendo un percorso musicale che ti porterà lontano. Te lo auguro con tutto il cuore.

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