venerdì 20 gennaio 2012

Leo Pari - Rèsina (Recensione)

Leo Pari ResinaNon ci sarebbe un pelo fuoriposto in “Rèsina” nuovo appuntamento discografico del cantautore romano Leo Pari, se non fosse per troppa “Battistitudine” che circola come aria forzata, tanto da sembrare un’opera dello scomparso cantante di Poggio Bustone, ma sui protettori ispirativi d’ogni artista possiamo intaccare una critica fino ad un certo punto, quello che ne passa le pene è l’opera , il disco stesso che viene spersonalizzato al quadrato, dopodiché nessuno ce né voglia, lo ascoltiamo con dovizia ma anche con le orecchie dritte come quelle di un metal detector.

Detto questo, quello che ci rimane tra le mai e l’orecchio è un buon disco, cantautorale e da apprezzare per tutta la lunghezza della sua tracklist, è il frutto di una penna giovane che si lega anche alla filosofia della Grande Scuola Romana del Folkstudio e che si appende al sogno di diventare un punto di riferimento per tante altre a grandi salti e buoni intenti; l’artista Pari si giostra bene tra ballate pop e suggestioni vaporose, una leggera psichedelia che si mischia a storie, faccende, quotidianeità e intimità, e con lui una bella schiera di personaggi d’ambiente che vanno a caratterizzare un suono, più suoni che appassionano e impastano pezzi e crescendi molto variegati come fossero nuvole di passaggio e d’alta quota “Piume di drago”, “Sono ancora qui” che ricorda moltissimo Mio Fratello E’ Figlio Unico del mitico Rino Gaetano, “Solitudine: autoritratto”, per passare poi alla scioltezza rock-pop di “Con te”, all’amore bisbigliato “Canzone segreta”, al riflesso dentro accompagnato da un’armonica “Passo dopo passo”.

La sfida di rendere poesia sottoforma di versi e note è vinta da un pezzo, e l’autore romano – già un nome nell’underground italico – rilascia un nuovo atmosferico disco languido e a suo modo cinematografico, come fosse una colonna sonora per una giornata che volge al termine o per incamminarsi verso un amore da prendere o lasciare; sta passando sotto il lettore ottico il brivido blues urbano di “Quando ritorno da te” svisato come un’eiaculazione nel finale, e allora a dirla tutta, la verità, è che poi di quella Battistitudine citata nell’openeir di rece non ce ne frega più nulla, lo prendiamo intero nella sua bellezza a scatola chiusa.

Voto: ◆◆◆◆
Label: Gas Vintage Records


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