venerdì 6 gennaio 2012

Buffalo Killers - 3 (Recensione)

Buffalo Killers - 3Dopo le illusionistiche aritmie natalizie, del frenetico correre in largo e lungo alla ricerca del regalo eccellente, questo disco è quello che ci vuole per rilassarsi e lasciare sciogliere i nodi dei pensieri; siamo in piena acidità seventies sulle ali della Summer of Love, loro sono i Californiani Buffalo Killers, trio nel quale Zachary Gabbard e suo fratello Andrew tengono il timone di un viatico agreste ed allucinato che accende fiamme e fuochi nelle rimembranze nostalgiche (ma non troppo) di vecchi freak spelacchiati e in nuovi alternativi dalle tricologie arruffate, un disco bello e accalorato che delle lezioni Younghiane, delle grafie dei Cream ed il verbo di Gram Parson come ripasso generale ne fa vessillo ed orgoglio del sound 100% all American Rusty.

Con Dan Auerbach (Black Keys) che li tiene sotto contratto, il power trio non sposta minimamente l’asse da quegli alcaloidi anni Settanta, da quella “Mesa Grande” visionaria e divinamente sbavata che viene tradotta e – se ce ne fosse bisogno ulteriore – portata ancora avanti come scolarizzazione sonora di massa da questi baldi giovanotti e dai loro arnesi elettrici e mentali in un disco che non è una macchinazione nostalgica, ma una “tenuta vintage” che non accenna a diminuire - come del resto i classici ed i capolavori dell’arte qualsiasi essa sia – e che ogni giorno fa strage di cuori e uncina giovani proseliti, vedi tra tutti Fleet Foxes.

Prettamente disco da coronarie hippyes, frastagliato e sognante, carico di quei profumi westcoastiani, sdoppiamenti di vista e amore libero, dodici tracce “benessere” che non oppongono nessun ostacolo a niente, ti entrano e ti sollevano mantricamente, “senza peso e vergogna” direbbe un David Crosby d’antan; cori ubriachi “Mustang Sally”, “ Jon Jacob”, “Take your place” chitarre elettriche avvolte di psichedelia “Huma”, “Circe day”, hashish a go-go e dolcezza stordita “Could never be”, “All turn to cloud”, tutto il vademecum di quegli anni focosi, californiani fino alle viscere e formidabilmente vintage con la stessa forza di una raccolta di classici immortali.

Molte delle formazioni della nuova leva americana vanno a proteggersi nelle stanze della Golden Age, ma i Buffalo Killers - anche se non riescono a glissare totalmente il fattore “Gemini” – hanno quella marcia in più, quel quid d’avanzo che li scherma da plagi e civetterie, forse il tour con i Black Crowes gli ha insegnato molto e su questo c’è da credergli, ad ogni modo per chi cerca un passaggio per la California D’Oro, mostrare il pollice alto davanti al Numero 3 e “Buen Retiro Hobos”.

Voto: ◆◆◆
Label: Alive 2011

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