mercoledì 11 gennaio 2012

Intercity - Yu Hu (Recensione)

Intercity Yu Hu

Quello degli Intercity con Yu Hu è un gradito ritorno sulle scene italiane.
Accantonato definitivamente il progetto Edwood e, con l'entrata in pianta stabile di Anna Viganò, gli Intercity approdano all'opera seconda dopo un periodo di silenzio che poco lasciava presagire sulle sorti della band. Ci viene presentato un album complesso, ricco di tematiche e citazioni che mette in primo piano una cura testuale profonda e poetica in ogni suo flusso. Barocco nelle sonorità e nei contenuti, Yu Hu si realizza come un continuo rincorrersi di aggettivi, rapporti e situazioni descritti attraverso l'accostamento di stati d'animo e vivide ambientazioni sospese in un tempo indefinito. Le poesie di Emily, ripresa Wong Kar-Wai, l'immortale Pornography dei Cure vicino ad un classico Rachmaninov, puttane e spose, giardini tristi, altri di cemento, anfiteatri, baci asettici, cantici di creature e paure, mitologie, correnti letterarie, scrittrici del passato (Anaïs Nin), profumi, assaggi di felicità, rivoluzioni ed angeli. Yu Hu è un disco saturo di contenuti che racchiude e lascia defluire tutta la carica artistica accumulata dalla band durante il periodo di stasi. Il tutto è pervaso da uno splendido spleen e da un'architettura vintage dal retrogusto sixties, a donare un sentore da pop aulico, quanto meno sempre introspettivo. La forma canzone è mantenuta nei contraddistinti umori più o meno crepuscolari su battito pop wave (“Piano Piano”, la Notwistiana “L'Elettricità”), nelle istanze più rock (“Neon”, “Overdisco”), nelle morbide ballate di memoria La Crus come “Smeraldo” o la notturna “Nouvelle Vague”. Quello di Anna e Fabio è un cantato che nella sua impalpabilità dreamy si mantiene sempre basso e sfumato tra archi (di Laura Masotto,Le Maschere di Clara, Maryposh) e tastiere, parti caratteristiche degli ottimi arrangiamenti proposti. Determinati fantasmi scuola Sophia sembrano affacciarsi nell'intimismo delle finali “Mondo Moderno” e “Anti” mentre le anticamere struggenti di certo cantautorato del passato, (“Lunga Avenue”), donano vero sentimento ad episodi di grande atmosfera.

Quindici tracce per quasi un'ora di musica dove Yu Hu appare titolo in netto contrasto con la malinconia e il decadentismo di fondo di un lavoro che, nel necessitare più ascolti per essere ben assimilato, si mostra, in ogni caso, prova unica nel suo genere. Gli Intercity sono tornati e non deludono le aspettative di tutti coloro che attendevano con trepidazione il ritorno di una band ormai considerata di culto.

Leggi qui la nostra intervista agli Intercity

Voto: ◆◆◆

Label: A Cup In The Garden

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