sabato 25 febbraio 2012

The Chap – We are nobody (Recensione)

The Chap – We are nobodyDa Londra l’ondata elettro-punk che in molti aspettavano, e tutto per mano e ritmo di una delle band più corteggiate dell’indie rock britannico, The Chap, un quartetto che del live-move ne fa una missione focosa e su disco prepara moltitudini di fan a scatenarsi con i suoni del nuovo millennio, uno straordinario mix di Beck che gioca a rimando con i Rapture che a loro volta riconiano un’atmosfera alla Architecture in Helsinki; “We are nobody” è già una summa di hit litigate e contese da radio e postazioni FM, un mirabolante carattere sonoro che ingoia di tutto, dalla rock-dance all’elettro-freak di tendenza, tanto che in molti del settore li hanno definiti eredi di sangue dell’estro di David Byrne – infatti il vocalist Panos Ghikar lo ricorda in modo impressionante – e i suoi Talking Heads, ma a parte l’azzardo, c’è molto da investire in questo quartetto d’Albione, molto da ricambiare per i loro sussulti e per le loro materie sonore da sballo.

Ci potrebbero essere – tra le trame della tracklist – anche sulfurazioni di Block Party, ma quello che più emerge prepotentemente e la spina dorsale di un suono che non fa stare fermi nessuno, uno di quei sound che si insinuano tra la pelle e la voglia di dance che ti fa schiavo in un nonnulla, musica predisposta a notti e ore piccolissime in clubs o dance-hall senza limiti fisici, tormentoni amicali che si fanno sopportare come una felice intuizione; tutti a smuovere le chiappe con l’epilettismo elettro di “What did we do?”, forte a darci dentro il funkyes softato di “Talk back”, ottima la rimpatriata con un Beck assorto “We are nobody” come il latin robotizzato che fa mossette in “Painkiller”, momenti di linee di basso ben definite, la vocina di Claire Hope che si fa eco e motivetto rock’n’roll da juke-box alieno “Hands free” per regalarci una perla di vertigine elettrica da pogare allo stremo.

L’ombra degli anni Ottanta fa da sole a tutto il registrato, i Klaxons che si nascondono tra le pieghe insieme ai Chk Chk Chk (!!!)This is a sick” et voilà, un disco buono per tutte le stagioni, fresco e scattante per una miriade di giornate da passare in pace con la complicità di un paio di buone cuffie o – addirittura – se si ha la fortuna di intercettarli dal vivo – per lasciarsi “pestare” in uno show dimagrante garantito oltre la garanzia. Con i The Chap muovi le chiap !!!

Voto: ◆◆◆
Label: Lo Recordings 2012


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