venerdì 25 maggio 2012

The British Expeditionary Force - Chapter Two: Konstellation Neu (Recensione)

Tornare a casa dopo una non troppo brillante giornata di scuola e scoprire che la mamma è tornata a sorpresa dalla trasferta di lavoro cucinandoti, tra l'altro, il tuo piatto preferito. 
Nessuno si aspettava l'uscita di Chapter Two: Constellation Neu e l'accoglienza, almeno personalmente, è stata pari a quella di un bambino con l'acquolina in bocca e gli occhi spalancati di fronte alla notizia dell' imminente uscita dal forno di una prelibatezza cucinata come solo mamma sa fare. 
Anche in questo caso i fratelli Lockey si sono dimostrati due mamme esemplari portando a cottura perfetta un secondo capitolo che ne consacra l'importanza e l'originalità; ma d'altronde si sa, difficilmente la mamma sbaglia tra i fornelli.
Si parte con gli intrecci sintetici e le atmosfere dilatate di Commotion, apertura sonora che dura fino a metà dell' "hangover song" When All Of This Is Done in cui la batteria (acustica) arriva a rompere gli indugi, netta, matematica come la sveglia di primo mattino. Da qui è tutta in discesa, Cogs And Chemicals e Konstellation Neu filano dritte tra beat galoppanti e cut up pianistici facendo da preludio all'eterea e sognante Where You Go I Will Follow chicca vera del disco; batteria in primo piano, costante, melodie vocali pop accompagnate da coretti sintetici, uno stop centrale che lascia spazio ad un tappeto di synth volutamente scarno, prontamente colmato dal ritorno del ritmo, questa volta sontuoso e dimezzato, che premuroso accompagna a fine canzone. 
La successiva End Music richiama, per costruzione e arrangiamenti, il primo capitolo dell'avventura musicale del "Corpo di Spedizione Britannico" (sempre per Erased Tapes, 2007), con voci in primo piano e struttura ritmica minuziosamente dicotomica con la prima metà sospesa e la seconda incalzante.
Crack In The Clouds è un martellante intreccio di beat e cori celestiali che introduce a Strange Aftertaste, secondo piatto forte dell'album, crescendo omogeneo, matrimonio perfetto di suoni acustici e sintetici.
La chitarra di Pleasently Confused, le voci in primo piano e la quasi assenza di ritmo creano i presupposti ideali per il gran finale, che arriva in punta di piedi con gusto minimale, ma che lascia trasparire ben presto la voglia di crescere e lasciare spazio al proliferare di strumenti e voci che, in un abbraccio comune, portano gradualmente l'ascoltatore alla fine del disco, un estasi sospesa, la stessa che ricordo di aver provato assaporando l'ultima forchettata di quella prelibatezza cucinata dalle mani di mamma. Forse esagero, ma quel che è certo è che ne ho gentilmente chiesto una seconda porzione.

Voto: ◆◆◆◆◆
Label: Erased Tapes


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