giovedì 24 maggio 2012

Mosquitos - Socialhaze (Recensione)

La prima sorsata di birra, l’autostrada di notte, un invito a sorpresa, il cinema e la prima tirata di sigaretta.
Vi chiederete cos’ hanno in comune tutte queste cose con Socialhaze, a mio avviso piccoli e grandi piaceri della vita, cose delle quali non si può più far a meno una volta “scoperte”.
Un album, il quarto per i Mosquitos, dove non c’è spazio per gli errori, né per atmosfere nostrane partendo dalla lingua, l’inglese, scelta forse per musicalità, forse per un mercato più ampio.
Una probabile formazione la loro, che ci riporta oltreoceano dalle parti di Velvet Underground e R.E.M, senza disdegnare incursioni oltre manica andando a toccare l’alternative rock dei The Verve e U2.
Ma non è solo la nota rock ad ispirare le dieci tracce di “Socialhaze”.
Socialhaze è tanto altro, è una combinazione di vari generi dal rock appena citato, alla vena psichedelica presente nel singolo che lancia l’album “Love Vs Haze”, in cui i quattro ragazzi di provincia dimostrano la loro bravura nel saper regolare al meglio l’unione della nostalgica voce di Mario Martufi e la musica che, con passaggi poco prevedibili, riescono a portarvi in ambienti in cui si riesce a vedere un filo di luce attraverso il fumo.
Presente ancora in questi cinquanta minuti, sfumature new wave come in “ Two Chasms”, e folk in “Walk For ever”.
Album davvero completo dunque, compagno di un viaggio quasi lisergico che ci invita ad essere viaggiatori, come loro stessi fanno nella dominante  “Been a Tripper”, con la quale, tra incubi e nascondigli, batteria e voce irreale,  si raggiunge l’apice di questo lavoro.
Uno di quei cd di cui non vorresti mai parlare forse, per paura di non voler rovinare un solo passaggio, che con tanta passione questi quattro ragazzi cercano di portare in giro, mi verrebbe da dire in giro per gli States, ma no, qui siamo in Italia, quindi il loro furgone approderà in città un po’ meno consapevoli di avere tra “le mani”, qualcosa di cui sentirai la mancanza nel momento in cui verrà a mancare.
Ma ai più dico, ascoltate e godetene, perché un viaggio cosi vale davvero la pena farlo.
Sul loro myspace tra le note “Influenze” si legge : Hey hey, my my Rock and roll can never die (Neil Young), che il loro viaggio inizi da questa canzone.

Voto: ◆◆◆◆◆
Label: Fosbury Records

 


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