sabato 5 maggio 2012

Wora Wora Washington - Radical Bending (Recensione)

Marco De Rossi, Giorgio Trez e Matteo Scarpa, insieme a un incasinatissimo armamentario di synth e groovemachine, più i tradizionali chitarra-basso-batteria: questi i Wora Wora Washington, che non vengono dalla lontana Washington ma dall'italianissima Venezia. Nel nome rendono omaggio alla scena East Coast noise post-hardcore di metà anni Novanta, quella di Girl Against Boys e New Wet Kojak, che i WWW armonizzano con un'indiscutibile matrice elettronica. ''Radical Bending'' arriva a tre anni dall'esordio ''Techno Lovers'' e dall'esperienza all'Italia Wave Love Festival, e segna, nel titolo e nelle scelte stilistiche, una virata estrema verso una soluzione sonora ancora più tirata, nervosa, a tratti psicotica.
È sempre vivace e feconda la vena più ritmata e ballabile (su tutte l'energica title track, e ancora il mantra beat di ''Love It, forse il pezzo più ''forte'' di tutto l'album), alla quale si alterna, soprattutto nella seconda parte del disco, un'inedita deviazione in chiave industrial, fra Throbbing Grisle e Einstürzende Neubauten (vedi ''Flowing and Fresh'' e ''Distraction''). Le due anime dell'album - quella più spiccatamente elettro-power (più o meno) danzereccia, e quella più ossessiva e sperimentale - si incontrano in modo brillante restituendo un lavoro godibile a più livelli. I testi - tutti rigorosamente in lingua inglese - di Radical Bending, così come del precedente LP, non sono del pirotecnico trio veneziano, ma della scrittrice Giulia Galvan.
Il luogo comune vuole che il secondo album sia il più difficile nella storia artistica di una band; questo secondo lavoro dei Wora Wora Washington, invece, è un'ottima prova del nove.

Voto: ◆◆◆◆◇
Label: Shyrec


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