lunedì 20 aprile 2015

Metz - II (Recensione)

Dopo il grande successo del self-titled (leggi qui la nostra recensione) album di debutto pubblicato il 9 Ottobre 2012, il 5 Maggio 2015 ritornano a graffiare dai freddi ghiacci canadesi (Toronto, Ontario) i Metz, con il nuovo, secondo album intitolato, appunto, II. Il frontman Alex Edkins ha annunciato sul sito di Sub Pop:
I look at it like this. You start a band, just as something to do, because music’s what makes you tick, the thing you dream about and think about and that’s it. You never think that you’ll be able to do it all the time. But then, for some inexplicable reason, people actually listen and latch on and the band begins to take on new meaning. All of a sudden there are expectations and pressure, real or imagined, to change who you are. It was important to us, when making this record, not to give in to that pressure” ("La vedo così. Metti su un gruppo, giusto per fare qualcosa, perché la musica è ciò che ti fa sentire forte, la cosa che sogni, a cui pensi e fine. Non pensi mai che potresti essere capace di farlo per sempre. Ma poi, per qualche inspiegabile ragione, le persone in realtà ti ascoltano e si affezionano, e la band inizia a prendere un nuovo significato. All'improvviso ci sono aspettative e pressioni, reali o immaginarie, di cambiare quello che sei. Era importante per noi, nel creare questo disco, non cedere a quella pressione").
Una vera e propria dichiarazione di intenti sotto la lente del frontman, dunque, che attribuisce alla musica il senso di motore propulsore dei propri sogni che all'improvviso è diventata effettivamente realtà. Ecco che allora la situazione si complica: ci si sente quasi in debito nei confronti delle aspettative degli altri, che impongono di cambiare, di adattarsi al gusto del pubblico. I METZ invece hanno deciso di fare le cose a modo proprio, a quanto pare, perché è importante proseguire per la loro strada non cedendo a nessuna di quelle pressioni: il mondo della musica è una giungla, ma sono riusciti a sopravviverle con questo disco, e alla grande. Secondo l'etichetta, le dieci tracce di questo album, per un totale di 30 minuti di santa ragione, promette di essere "much heavier, darker, and sloppier” (più pesante, oscuro e disordinato); "i suoi toni lirici fungono da un tampone che argini anni di perdita e di dubbio, di contemplazione delle relazioni della band con la morte e il pianeta".
Edkins chiarifica ancora così su Sub Pop: “I consider myself a pretty massive pessimist, but a pessimist who knows how lucky he is. A lot of things in everyday life drive me crazy: how we relate to each other; how politics, media, technology, money and medication influence our lives. This band, in a lot of ways, is an outlet” ("Mi considero quasi un pessimista cosmico, ma un pessimista che sa quanto è stato fortunato. Moltissime cose nella vita di tutti i giorni mi fanno incazzare a morte: come ci relazioniamo l'uno con l'altro, come la politica, i media, la tecnologia, i soldi e la sanità influenzano le nostre vite. Questa band, in una miriade di modi, è uno sfogo"). È abbastanza evidente che i toni di questo album non scherzano affatto, come del resto già nel precedente, ma con qualche differenza. Qui nervosismo noise (di cui chiaro esempio sono i 35 secondi di Zzyxz) si unisce agli stop and go dell'hardcore (Eyes Peeled, IOU, Nervous System), continua ad avere delle chiare sonorità grunge (in particolare Acetate, Landfill, The Swimmer, Kickin a Can of Worms) nirvaniane (Bleach e Incesticide), rendendoli forse i più degni eredi della band di Seattle e non a caso scelti dalla stessa etichetta Sub Pop. La voce è forse più udibile e in prima linea rispetto all'album precente, di impronta Punk e targata Johnny Rotten (Spit You Out, Wait in Line), di lieve base Rock 'n Roll. Se vi piacciono i Nirvana e la perfetta pesantezza suonata in flanella, questo è l'album che fa per voi. E se pure dicono che il Grunge '90 è morto, siamo prontissimi alla sua resurrezione, che avverrà il 5 Maggio 2015 con II, dei METZ.

Voto: ◆◆◆
Label: Sub Pop

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