sabato 22 settembre 2012

The Van Houtens - Flop! (Recensione)

Non sono particolarmente amante dell'indie pop in generale, forse perchè spesso ciò che ascolto deve “puzzare di elettricità” come direbbe il buon Giorgio Canali: sono contento però quando qualche gruppo riesce ad irrompere con placida calma fra i miei ascolti preferiti, ed i Van Houtens vanno ad aggiungersi piacevolmente al novero di quegli album che riescono a farmi appassionare ad un genere piuttosto distante dalle mie corde.
L'inizio con “Automatic Girl” di questo Flop non mi aveva in realtà entusiasmato, pregno di atmosfere più tendenti all'indie che al pop e con un cantato in inglese piuttosto maccheronico con quella vena scazzata che sembrava rimandare a Arctic Monkeys e compagnia bella (anche se il paragone più calzante per questo pezzo è forse coi Liquido). La seguente “John Ferrara E Betty Karpoff” riesce però a rendere l'inglese maccheronico un punto di forza mischiandolo volutamente con l'italiano, e l'atmosfera si fa in un attimo solare grazie ad una vena smaccatamente pop che trae grande giovamento dall'ingresso nei ritornelli della voce femminile: sembra una canzone che potresti ascoltare da bambino in un luna park, impossibile non farsi trascinare dall'allegria sprigionata fra le note. A rincarare la dose di leggerezza ed allegria arrivano la minimale “Matala” coi suoi cori di bambini e “(It's A) Beautiful Day”, che sprigiona talmente buonumore che pure Roland Mac Donald si è fatto trascinare e l'ha voluta, qualche anno fa, per pubblicizzare la sua catena di fast food. Non si limitano però a farci sorridere i Van Houtens, perchè “Paper Plane” si fa quasi nostalgica nel suo andazzo da filastrocca surreale, “Tosa Come Back” rispolvera l'istinto indie caciarone con più verve della traccia d'apertura e c'è spazio, nel finale, anche per una spolverata elettro 80 con la volutamente retrò “1987 Souvenir”.

Non sarà perfetto questo difficile parto dei Van Houtens (leggo qua e là che alcuni di questi pezzi erano già pronti da anni), ma la solarità con cui avvolge questo scampolo finale di estate basta e avanza per farmi passare sopra ad un cantato che poteva essere migliore (ma in fondo contribuisce all'aria surreale che ammanta Flop) e a qualche episodio meno riuscito, come l'iniziale “Automatic Girl” e la ritmatissima ma poco appagante “I Want Tell You”. Le distorsioni possono aspettare, nel frattempo mi riascolto volentieri Flop.

Voto: 
Label:  Face Like a Frog records 




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