mercoledì 9 ottobre 2013

Violacida - Storie Mancate (Recensione)

Sembrano spuntare da un passato nebuloso i Violacida piuttosto che dal 2013 inoltrato. Appena mi metto in ascolto del loro esordio sulla lunga distanza, Storie Mancate, ho l'impressione di essere trascinato indietro nel tempo, e sulle prime lo strano miscuglio di pop rock con tastiere caramellose qua e là, intenzioni cantautorali e qualche richiamo anni '60 mi lascia perplesso. Per dirla alla Will Smith prima maniera “mi puzza di vecchio” (citazioni raffinate eh?). Ma sarebbe un errore sbolognare così questi 10 pezzi, e per fortuna non l'ho fatto.

Perchè? Perchè la patina piuttosto semplicistica di cui sembrano ammantarsi i brani dell'album è solo un vestito che indossano per risultare piacevoli al primo ascolto, ma che sono capacissimi di togliere nel momento in cui l'ascoltatore vuole scoprire se sotto ci sta qualcosa di più profondo. E di roba ce ne sta un sacco, da testi molto più profondi di quanto lasciano intendere ad un ascolto disattento fino ad una varietà sonora piacevole e ben curata: storie di droga narrate con semplicità disarmante su atmosfere anni '60 che si fanno più serrate nel finale (“Giusy”), la marcetta di orgoglio provinciale de “Il Quartiere”, gli sprazzi di poesia della ballata eterea e nostalgica “La Bella Estate” (“Cadono questa notte a terra le stelle, tu fermati ed ignora le più belle, e con quelle rotte ricicla la sorte stanotte” recita il testo in uno dei momenti migliori), lo stralunato e disilluso sarcasmo di “La Ballata Degli Ostinati”...tutti ottimi esempi per tratteggiare la capacità della band di cambiare le basi di partenza senza che la cosa vada a discapito della coesione stilistica. Le storie dei quattro Violacida prendono piano piano, fino a dare assuefazione con la loro, permettetemi una licenza poetica, complicata semplicità: riassumendo in tre parole la principale sensazione che rimane dopo svariati e continui ascolti (anche mentre scrivo) è che Fa Stare Bene. E non è certo cosa da poco.

Storie Mancate è una sorpresa continua, è come un regalo che quando lo ricevi non ti sembra granchè, ma piano piano scopri che è uno dei migliori che ti abbiano fatto. Non è che questo esordio dei Violacida sia il nuovo capolavoro della musica italiana, ma se non mi viene in mente niente di negativo da dire su di loro qualcosa vorrà pur dire: la prova concreta che a volte per essere interessanti ed uscire dal mucchio non serve cercare chissà quale formula complicata, basta avere qualcosa da dire e sapere come dirlo.


Voto: ◆◆◆

Label: Rock Contest Records / Infecta Suoni&Affini / Audioglobe

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