giovedì 30 maggio 2013

Teho Teardo – Blixa Bargeld – Still Smiling (Recensione)

La maestria di Teardo quale artefice di colonne sonore riesce a sovrapporre anche a questo lavoro, non concepito come sostrato sonoro di immagini, suggestioni visive riesumate tra le curve del cervello. Come in una pellicola espressionista, è la linearità delle forme a definire la bizzarria minacciosa tanto degli elementi naturali quanto dei prodotti dell’ingegno umano. Le claustrofobiche stanze sbilenche di Rob Wiene potrebbero essere spontaneamente infestate dall’eco avvolgente della voce di Blixa Bargeld, mentre i carpacci slovacchi di Murnau propagano il rintocco dei sibili post-industriali di Teardo.
Il Grand Tour di Bargeld, algido esponente di un’aristocrazia spirituale della Mitteleuropa al suo crepuscolo, muove dall’insinuante confessione di insufficienza linguistica di "Mi Scusi": il fascino straniante dell’italiano incerto offre l’occasione per una beffarda dichiarazione di minorità espressiva, attribuita argutamente anche agli studi scolastici del latino a un livello cavernicolo.
Teardo colloca la vocalità del teutonico in uno spazio scenico strutturato tra palpitazioni ovattate, crepitii e gemiti d’archi; la teatralità del cabaret decadente si arricchisce di arpeggi e accordi aperti nel collage multilinguistico di "Come Up And See Me", per poi deformarsi nel grottesco richiamo di spelonca di Axolotl.
L’acuminato infiltrarsi della lingua tedesca serpeggia su archi sotterranei in Buntmetalldiebe, ma si ammansisce nell’inglese della title track e in quell’incantesimo imbevuto ancora di oscurità germanica che è "Nocturnalie". Dopo il crooning convenzionalmente romantico di "Alone With The Moon", in "What If…?" l’italiano alieno introduce un blues postmoderno infestato di decadenza continentale. Konjunktiv II svela giacimenti metalliferi dimenticati, minacciosamente scintillanti nell’oscurità di "Nur Zur Erinnerung"; il connubio tra gli archi filmici e la sommessa declamazione di Bargeld in "A Quiet Life" prelude all’acquoso fluttuare di "Defenestrazioni", in cui la preminenza dell’elemento linguistico acquisisce indiscussa evidenza.

Il miracolo della polilalia eccezionalmente compiuto in questa Pentecoste laica svela la potenza intrinseca del linguaggio, e al tempo stesso assimila l’atto dell’espressione verbale alla qualità organica del suono; la riuscita dell’evento mirabile è tutta da ascrivere all’unicità singolare delle individualità messe in gioco.

Voto: ◆◆◆
Label: Specula Records

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