giovedì 1 novembre 2012

Converge - All We Love We Leave Behind (Recensione)

Parlare dei Converge è difficile. Praticamente non esistono detrattori di sorta per la band del Massachusset. Sono idoli incontrastati e il loro meltin pot compresso di punk, metal, hardcore, post rock, doom, prog, thrash, grindcore fino ad arrivare anche a lambire generi apparentemente fuori dal loro spettro come acid rock o jazz, è unico e inimitabile, soprattutto perchè, nonostante le continue e sottili metamorfosi, riesce sempre ad avere una purezza punk che lascia di stucco. È musica estrema la loro, nelle emozioni che trasmettono ad ogni nota, riff e urlo e nella forma muscolare ma non pesante come nei, chessò, Dillinger Escape Plan, ma piuttosto sempre snella e precisa nella sua direzione, che è sempre e solo una: il cuore e le viscere che lo circondano. "All We Love We Leave Behind" è turbine sonoro in quattordici parti, un esplosione in faccia di quattordici schegge che sanno con precisione dove conficcarsi e rimanerci. L'urlo di Jacob Bannon è un sibilo soffocato ma acuto e melodico, che sta sotto i riff e le evoluzioni ipercinetiche di Kurt Ballou e del maelstrom imballato dagli altri due armigeri Nate Newton al basso e Ben Koller alla batteria. E ci sono solo loro quattro stavolta, nessun guest come in passato, ad indicare che ora più che mai questo è il suono e l'estetica Converge al 100%.

Un disco integralista che soddisfa i fan ma che potrebbe risultare ostico per i neofiti, non avendo certe aperture e illuminazioni emotive come nel caso del capolavoro "Jane Doe". Un'opera da scavare con calma, di ascolto in ascolto che esplica le sue molteplici sfaccettature di ascolto in ascolto, di cicatrice in cicatrice.


Voto: ◆◆◆◆◇
Label: Epitaph


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