lunedì 7 gennaio 2013

Bachi da Pietra - Quintale (Recensione)

Quinto album in studio della band, Quintale è vero e proprio punto di rottura col passato per i Bachi da Pietra, famelica ed esplosiva unione artistica di Giovanni Succi e Bruno Dorella. Una chitarra gigante e granitica e l'impatto quasi tribale di un set di batteria senza grancassa. Come un pugno allo stomaco violento e improvviso, come una tempesta tropicale di piogge acide e fremito elettrico, Quintale erode i cuori di pietra e li incide con la sua cupa potenza. Una pastoia di scarno blues gonfiato fino alla rigidità da un'attitudine rock e dalla gravità del metal. L'atmosfera è densa e palpitante: scrosci di grandine nera si abbattono su monolitiche distese di roccia brulicante di fessure e di vita. Apertura bomba con "Haiti" e la furia del suo riff, una nube rigonfia di torbidi vapori che celano lampi di blues e stoner ridotto all'osso,  uno scheletro che sostiene senza spezzarsi il gravoso corpo delle canzoni ma bucando talvolta la pelle là dove è più marcia. Si prosegue con l'incalzante rock'n'roll di "Brutti versi", accelerato fino a sfociare nel metal di "Coleotteri" o "Paolo il tarlo" (ospite il sax di Arrington de Dionyso degli Old Time Relijun) rallentato in un pastoso e teso alternative rock in "Enigma(a sciorinare nomi su nomi in primis quelli coinvolti nel progetto stesso). I testi sono tutti in italiano (fatta eccezione per la parte iniziale di "Pensieri, parole, opere"): diretti e geniali, alternano un cantato fatto di urla in faccia, ipnotica melodia gutturale o il quasi rap di "Fessura"

Un album maturo, che ristagna di svariate influenze e crea un mondo in putrefazione fluttuante tra "Mari lontani" battuti da un vento gelido e una coltre di acciaio liquido in bilico sull'orlo del cielo. Come pietra incisa, Quintale è roccia porosa, che assorbe perturbazioni urlanti per riempire ogni spiraglio segreto e imporsi con decisione in tutta la sua compattezza. Per restituire un sapore un po' rude e viscerale a tutta la faccenda, il lavoro si chiude con "Baratto", critica alla pirateria digitale:
"La qualità audio di questo brano è molto scarsa, per la registrazione non abbiamo seviziato alcun fonico. è stato registrato con un telefono e non ci è costato niente. A parte il telefono."
Produce il tutto Giulio Ragno Favero.
E adesso fate voi.

Voto: ◆◆◆◆◇
Label: La Tempesta/Woodworm

Leggi qui l'intervista ai Bachi da Pietra

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