mercoledì 6 marzo 2013

Etruschi from Lakota - I Nuovi Mostri (Recensione)

Direttamente dalla campagna toscana arriva un rombo rock'n'roll tutto nuovo: si chiamano Etruschi from Lakota e con il loro disco di esordio I nuovi mostri, ci aprono le porte su un mondo di cui difficilmente avremmo immaginato l'esistenza. 

La piazza del villaggio gremita di adolescenti col cappello di paglia accorsi a vedere i nuovi Led Zeppelin alla sagra della marrocca, per poi proseguire con un'incazzato Angus Young che si scaglia contro la brulicante vitalità dello scenario delle cover band, intonando canti proletari dal sapore Hollywood anni 70. 
Fremito country-blues, hard rock, chitarre acustiche e un'irriverente vena citazionale che spazia da "Dazed and confused" a "T.N.T." passando per "Jesus Christ Superstar" e i The Doors. Un disco che fa sorridere per la sua rabbia intrappolata nelle maglie di un' ironia paesana e ammiccante, come i Modena City Ramblers col piglio degli Zen Circus. C'è la musica da osteria di Elenoir, dove piangere vecchi e nuovi amori andati a male a suon di brindisi in un maccheronico ma romantico francese, la genialità di "P.M.P. (panorama musicale provinciale)", dove l'ironia si mescola con il rock'n'roll degli AC/DC, e ballate degne dei Rolling Stones di Love in vain come "Aulin" o la rabbiosa elettricità dei canti di fabbrica come "I nipoti di Pablo".

Un disco decisamente particolare, a metà tra il genio assoluto e il patetico. Negli schemi dell'ultimo alternative rock acustico italiano sono impastati clichè di un hard rock polveroso ma vitale nel suo essere lievemente disomogeneo e allucinato mentre testi sono divertenti e freschi quando non calcano troppo sulla trita retorica della fiaba comunista folk.
Con la sua energia, i pugni alzati e le divagazioni rock ha tutte le carte in regola per diventare il disco dell'anno di un qualsiasi adolescente che si rispetti: chitarra al collo, capelli lunghi, centro sociale e un'età che si aggiri possibilmente intorno ai vent'anni. Non di più, sennò non è figo abbastanza.

Voto: ◆◆◆◇◇
Label: Phonarchia dischi

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