venerdì 1 marzo 2013

Il Buio - L'Oceano Quieto (Recensione)

Da Vicenza un disco esordientemente UP e felicemente “poco raccomandabile”,  “L’oceano quieto” de Il Buio, che di quieto non ha proprio nulla se non un climax impreziosito dopo un’oretta dal suo transito sullo stereo. Dieci tracce cariche di pathos e poetica intimista, un lavoro a suo modo struggente, inarrestabile tra note oscuro/dolci che si aprono e richiudono come un respiro instabile, di cruda perdizione.

Una drammaturgia di suoni e parole, disillusioni, incazzature e pensieri espansi oltre l' avvolgente delicatezza, tutto quello che si avviluppa dentro questa tracklist è un’atmosfera dinamica amarissima, un rituale elettrico di rispetto che si snoda dentro emozioni spettrali, urlate e sgolate attraverso palette sonore che segnano; il disagio ed il suo flusso magmatico scorre come sangue pesto ovunque, sempre in bilico tra personalismi lirici e fantasmi da scacciare da dentro, chitarre elettriche fuzzate, pelli di cartavetro e noise angolare sul quale vanno a posarsi le maledizioni urbane di One Last Wish, Rites of Spring (“Marionette”), i Fugazi di Ian McKaye (“Naufraghi e viandanti”) o i Dag Nasty  (“Nel vento freddo”), un disco che a fine corsa ti da il senso di “sfogato”, di liberazione interna d’anima avvenuta e schizzata fuori con una intensità core che più core non si può.

Arriva l’arpeggio finale di “Sam” che ti apre il plesso solare, il brano che dall’ultima fila del registrato fa sentire la sua bellezza roca, grezza, e che da solo riassume tutte le entropie ed i malesseri impazziti che costituiscono questa fonte di pura ed incontenibile energia malata chiamata Il Buio, energia bastonata che inesorabilmente brucia classe e occulti mal di pancia.

Voto: ◆◆◆
Label: Autunno Dischi

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