lunedì 27 maggio 2013

Luminal - Amatoriale Italia (Recensione)

L'Italia, l'Italietta e l'Italiona pronta alla morte è oggi agonizzante tra le cosce di showgirls ("Donne Du Du Du"), scandali, cronaca nera e reality. Pattume e piattume, precariato e schiavitù ("Il Lavoro Rende Schiavi"), cupidigia ed estenuante ricerca di affermazione personale in una scalata sociale che riflette un Paese in moto da tempo su una sorta di tapirulan storico, bloccato e irrimediabilmente sconfitto da una malsana accidia.

Un affresco allucinato e satirico, Amatoriale Italia, la terza prova del trio capitolino Luminal che non manca di azzannare anche la scena indiepeRdente spastica e autoreferenziale di cui sono parte integrante ("C'è Vita Oltre Rockit"). E così hipsteria e indie-pendenza diventano forme di dipendenza, stanche e di routine, con perfetti cosplayer alla ricerca di evasione sociale ma in perenne ansia d'esclusione da parte degli autoesclusi ("Carlo vs. il giovane Hipster"). Il messaggio, spesso veicolato attraverso una sana e cinica visione grottesca  ("Grande Madre Russia") e degenere ("Blues del Maniaco su Facebook") delle cose, vuol essere necessariamente ironico e crudo ricordandoci, anche senza parafrasare i Laghetto ("Canzone per Antonio Masa" estrapolata dal tributo di Impatto Sonoro), che la gente è sempre in cerca e preda di qualcuno che la prenda per il culo e che per nessuna cosa abbiamo così poco talento come per noi stessi.

L'accessibile forma canzone, dallo squisito retrogusto pop ma diffusa attraverso quel post-punk intellettualoide e ricercato alla quale i Luminal ci avevano dalla loro nascita abituati, scompare, così come anche la poesia di fondo dai toni arrendevoli ma speranzosi che aveva dato voce ad "Io Non Credo" nel 150simo anniversario dell'Unità nazionale.
La formazione cambia, (alla base sempre Carlo Martinelli e Alessandra Perna) e si riassetta in modo minimale ed esplosivo: basso, batteria (Alessandro Commisso), e armoniche sotto liriche caustiche e, ahimè, quanto mai veritiere ed empatiche perchè "le parole sono importanti" e, forse, anche l'unico vero motivo fondante di questo Amatoriale Italia.

La nostra società appare così inquadrata in una sorta di ottica Palahniuk-iana che auspica autodistruzione anzichè automiglioramento, dove tutto va perfettamente male e ce ne compiacciamo perchè inermi ed inetti. Scavando a fondo, però non evitiamo di scorgere ugualmente del perverso romanticismo e attaccamento al proprio ecosistema che fa di noi degli ideali esteti della perdizione, affascinati e sottomessi dal più buio nichilismo.

Il Paese è (ir)reale.

Siam pronti alla morte l'Italia chiavò.

Voto Hater: 
Voto Indieminchia: ◆◆◆◆ punto ◆◆◆
Voto Vero messo (A CASO): ◆◆◆

Label: Le Narcisse

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