martedì 28 maggio 2013

Cold War Kids – Dear Miss Lonelyhearts (Recensione)

E viva la faccia dell’indie yankee, come se non bastassero le buone scorribande radiofoniche di certi puntigli made in Strokes, arriva sulla linea di partenza di una sana competizione virtuale – ma non solo - il nuovo disco dei quattro di Duluth in Minnesota, i quattro e baldi giovanotti dei Cold War Kids, la band ipercitata in tutti i palinsesti tunes d’America che con questo bel ammasso di indie-pop titolato “Dear Miss Lonelyhearts”, e con il contributo della stupenda voce aliena – per il genere – di Nathan Willet, portano le atmosfere e le prove di un amore spassionato per tutto quello che è “camp” , per tutto quello che potrebbe andare ad intaccare vecchie vetrofanie di settore che ancora nascondono età inconfessabili.

Un pianoforte come punto d’appoggio centrale, un sinth che viene maneggiato senza risparmio, ballate piene, elettricità sparse ovunque e fantasmini di Kings Of Leon e qualcosa dei Killers sono la parte importante della mercanzia sonora che il quartetto americano mette in mostra e negli orecchi, ed e proprio qui che il fattore “intrigante” prende le sue sembianze complete, la splendida maturità che la formazione da in pasto a tutti, un disco che è un’espansione verso certi lidi soul blues “Tuxedos”, la titletrack, “Bottled Affections” fino a bucare il syussulto funk con le mosse robotiche di “Loner Phase”; non stiamo a parlare di una ammirevole professione di umiltà, loro – i CWK – non lavorano intendiamoci solo sulla spontaneità dell’ispirazione, ma più che altro per una versatilità reversibile – passateci il contrasto - che è in fondo spettro sonoro di una estetica “libertaria” che volendo o dolendo da i suoi frutti, e anche copiosi.


Non ci sono quelle radicali rivoluzioni Copernichiane tra i suoni o i testi, ma un lotto che si ascolta con decisone, specialmente quando scorre la voce diafana e leggermente glammy che riga “Water & Power” e quella sensazione epidermica di Eurythmics che viene spalancata dal passo marziale e stupendo di “Bitter Poem”, per farla corta una tracklist che tiene molto bene a bada la noia senza troppa fatica.


Quando l’indie-pop è piacere e non una forzatura.


Voto: ◆◆◆

Label: Downtown Records

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