venerdì 21 giugno 2013

Pig-Tails - So What? (Recensione)

Dai su, diteci che è uno scherzo e che quello che abbiamo da poco sentito è un disco di una band mainstream e non una produzione indie di casa nostra, di quelle senza pedigree, qui di pedigree c’è né a dismisura e questo duo tutto sono meno che di Mantova,  dai su non menateci per il naso.
Eppure è sacrosanta verità, loro sono i Pig-Tails, duo al fulmicotone che con “So What?” – quarto disco di medagliere – mettono in evidenza stravaganti muscoli rock’n’roll e cervello multiforme, appunto rock, acidità punkyes, trucioli glam e altrettanti bruciori psych/garage ustionanti figli illegittime dei migliori baccanali Cramps; anche loro sono un’entità generata nelle spire sotterranee dell’emergenza di tanti anni fa, e dopo movimenti e nuove dislocazioni di line-up ora sono rimasti un duo, ma un duo che fa  per cento e queste dieci tracce ne fanno il dna, quell’ottimo girovagare schizofrenico che in questi anni zero pare un miracolo senza prezzo. Non hanno un basso, ma solo chitarra, voce e batteria a formulare questo ordine sonico, una tracklist mozzafiato, contundente e eccitante al pari di una eiaculazione non programmata, chitarra distorta e ritmo convulso, una voce trapanante che si sgola, si addolcisce e ritorna sopra le righe come il pennino di un elettrocardiogramma dispettoso.
Una ricetta musicale – quella che ci propongono i PT -  che fortunatamente non è mai cambiata nel tempo della mitologia ispiratrice, testosterone a mille, razione ghiotta di anni 60/70 con i giusti rapporti con l’odierno, una filosofia elettrificata a cui è sconosciuta e aliena la parola ruggine e che – in maniera indelebile – seguita a colpire cuore e nervi; la Detroit laida di garage “Spit Fire”, “The Revolution”, la nevrosi punk “Too Bad”, il glitterama dei T-Rex che si struscia nella titletrack e in “I Promise” e la perla coltivata che alloggia nella ballata killer di “Paper Cut”, manifesto dei Seventies sognanti e variopinti, tutti inneschi per un ascolto aperto e col magone in gola, davvero.
Ad ogni modo i Pig-Tails non possono essere italiani, dai diteci che è un abbaglio e ci mettiamo l’animo in pace.   

Voto: ◆◆◆◆◇
Label: Indie-Box/Il Mangianastri 



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