martedì 16 luglio 2013

Il Rumore Della Tregua – La Guarigione (Recensione)

E’ solo un esordio, sono solo cinque tracce, è un Ep che folgora ogni resistenza se mai fosse attraversata da qualsiasi volontà. “La Guarigione” è il primo passo dei lombardi Il Rumore Della Tregua, un pensato e proposto fatto di cantautorato e un certo rock ispirato, un progetto di scrittura ed immagini basato sulla dolce amarezza di storie e passaggi nei ricordi, connotazioni di affinità con la scuola d’autore anni Settanta, magari poi un Ciampi e più in la le drammaturgie elettriche indie dei Massimo Volume, ma la cosa più in evidenza è la ricerca sonica  che racchiude la brillante semplicità e la freschezza lucidata da un macramè di fiati che scardinano il plesso solare.
Brezze pensierose e scatti distorti sono l’andamento generale della tracklist, alta poesia underground che non si perde mai in vuoti a rendere, un ascolto malinconico e tenero che fa release per un pugno di minuti in cui si vuole ascoltare ottima musica e parole, e rispecchiare fedelmente i tratti evanescenti della nuova stagione cantautoriale, cosa che i nostri sanno fare stupendamente con l’effetto del racconto, di un viaggio dentro e fuori l’anima; retrogusti decadenti e sguardi rivolti indietro, un disco che si apre a mantice, a volte trasfigurativo dentro una certa sua urbanità e  senza ombra di dubbio un lavoro “emergente” che ha tutte le prerogative di una via sonora nel regno delle altissime quote. Lontano da proclami generazionali, pretese di sperimentazioni iconoclaste o per meglio dire, fabbrica di potenziali corrosivi trendy, i IRDT regalano ballate, pezzi di vetro conficcati nel cuore, dettagli di vita e tutto il kit necessario per dare sfogo all’immaginazione dell’udito, la loro è pura poesia che mostra la sua nudità, una capacità compositiva allestita tra cielo e terra, nel senso stretto di una reale metafisica che si tocca.
L’intimità aspra DeAdreana di “Haiku”, il bighellonare guascone de “L’odore dei cani”, la magnificenza ventosa di un lontano Giovanardi “Confessa il peccato Harrry”, la nebbia che fa patina in “La ballata del pignoramento” o  il loud alto vagamente mex “Revival”, sono le componenti rifinite di questa nuova realtà musicale che avanza con passo sicuro e potente, e l’augurio che griffiamo è quello di veder presto un loro full lenght, in grado di rispecchiare pienamente il potenziale altamente centrato di questo quintetto.        

Voto: ◆◆◆◆◇
Autoproduzione 



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