lunedì 1 luglio 2013

Machweo - Leaving home (Recensione)

La risposta italiana alle svolte elettroniche mondiali viene dalle terre emiliane, colpite dal recente terremoto. Questi eventi, e il periodo che ne consegue, vengono vissuti, metabolizzati ed espressi in musica dalla creatura Machweo, che vive qui, tra le macerie e la ricerca di sonorità che possano guarire questa mancanza di solidità. L’idea del musicista è quella di recuperare il tramonto di certi suoni, di certi ritmi, di un modo di intendere la musica elettronica che si discosta da quello che viene prodotto oggi giorno. Lontano da un mondo di riflettori e di sperimentazioni, Machweo richiama il suono ambient di the Orb così come, ancor più chiaramente, molte cose legate al primo catalogo Warp, quindi via libera alla reinterpretazione dei codici stilistici messi a punto da gente del calibro di Aphex Twin e affini, in particolare quello dei primi vinili. Suoni ricercati e complessi, legati ad una visione post-spaziale del genere, che, così come anche nella cover del disco, virano verso l’astrazione mentale come risorsa contro la dura realtà della vita quotidiana nelle zone terremotate. Le ritmiche lente e riflessive conoscono a tratti dei punti di maggior piglio quasi-dance nella opener Looonely, ma in genere si tengono su una atmosfera riflessiva e ascetica. Il lavoro si pone quindi come ricapitolazione di una musica che è già cambiata tempo fa, fortemente mutata dai drops e dai wobbles da un lato, dal rumorismo dall’altro. Un secondo tramonto quindi, un tramonto sia musicale che sociale, all’alba di una nuova vita. Machweo ne è una delle voci in musica. Old school ambient electronica. Non un manifesto, non un disco trascendentale, ma pur sempre un buon lavoro che alza la media delle produzioni del nostro paese.

Voto: ◆◆◆◇◇
Label: Flying kids

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