domenica 15 dicembre 2013

Babalong - #01 (Recensione)

"Babalong is a collective of students and graduates in the field of art and music technology. It is a project that blends the artistry of musicians with poetry and performative installations. Our aim is to slowly anti-write, decompose and unplay, so to erase every time the methods and paths which lie prior to the actual location. We work with guests and session musicians to get what we want and vice versa. Since the summer of 2012, Babalong has been writing and recording music- and sound-pieces that will gradually be reassembled and sifted for further polish and finnissage. Plans for the release of an album have been postponed, if not entirely abandoned due to the vast fissures between all the applied writing and recording styles. We still, however, have the ambition to release a hard copy of some kind in the future. We will just slowly release battalions for the time being, like precursors of an army."

Ho voluto riportare testualmente le parole scritte nero su bianco sul loro sito web, un po' perchè fa figo introdurre una recensione così, un po' perchè non esistono parole migliori per descrivere lo spirito che pervade l'EP. Ebbene, signori, l'Olanda a quanto pare non è solo la terra dei tulipani, dei mulini a vento, dei passepartout per le porte della percezione. E' un immenso serbatoio in costante fermento: universitario, culturale, musicale. Questi sei ragazzi (ma il roster a quanto pare è in continuo ampliamento, aperto a chiunque voglia collaborare con loro) hanno dato vita ad una macchina da guerra.

"Bakery Pope", innanzitutto. Batteria incalzante, suoni indecifrabili, una voce che sembra non curarsi di tutto ciò che gli sta succedendo attorno. Chitarre all'improvviso, strozzate, graffianti. Poi versi, forse colpi di tosse. La voce continua imperterrita a fregarsene. Ricominciano le percussioni, come un martello pneumatico, come se un pazzo con una motosega si stesse avvicinando alla porta della tua cameretta e tu ne sentissi distintamente le movenze minacciose. Tutto d'un tratto, sospensione. Addirittura violini. Taglio finale, repentino. Basterebbe anche solo questo straccio di record per scaraventarvi nel buio più totale. Vi sentite smontati. Ma no, non è abbastanza. Arriva il carillon di "Things Adding Up" a mettervi completamente KO. Ancora quella voce, così lirica, ferma, incorporea. Il resto è composizione, nel vero senso della parola.
Giocano con i lego. Quasi assenza di melodie. Sono più che altro suoni, messi assieme a formare una specie di Frankenstein. Ecco, sto parlando di "Lisp", la terza traccia. Non riuscirei nemmeno a descriverla. No, davvero, è impossibile. Quasi otto minuti di non-so-cosa.

Solo tre tracce, all'incirca venti minuti. Sembreranno una giornata intera, dall'alba al tramonto, dal suono della sveglia all'ultimo istante prima di chiudere gli occhi ed addormentarsi, quello che al mattino seguente sarà impossibile da ricordare, impossibile da decifrare, come in una grande sbronza che dura una vita intera.
Denso e nero come la pece che cola su impalcature d'acciaio.
Cinque stelle.  

Approved by David Lynch!

Voto: ◆◆◆◆◆
Label: Autoprodotto

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