venerdì 6 dicembre 2013

Bachi Da Pietra - Festivalbug Ep (Recensione)

Bachi da pietra: blues roccioso per tempi insaziabili.
Ok, è normale che appena avvii questo "Festivalbug" le prime cose che ti si palesano davanti sono una chitarra, una voce al gusto di tabacco e whisky, intimità, tanto nero. Sì, il colore predominante è il nero.

Tempera nera, per la precisione.
Non è un mistero, non è solo blues. C'è tanto noir.

C'è anche un lirismo potentissimo, che ti rapisce sin dal primo ascolto.

Quando finisce "Tito Balestra", con le sue forme sinuose e quelle maracas che lasciano un segno indelebile nel tuo impotente cervello, ti rimangono in testa i vari leitmotiv del caso. Siamo in un caffè del porto, ad Antibes, c'è una montagna di neve, tienila all'ombra. Intanto cinguettano qua e la pad elettronici.

"Madalena" non è l'eccezione, conferma la regola. Si trascina dietro, con fare lussurioso, un semplice giro rock-blues condito (è questo il termine esatto) da un'intensità poetica che oscilla fra l'estetica, il non sense e la malizia. Giochi di sguardi, sesso (con o senza partner), vino, profumi.

C'è sempre il tempo per fermarsi, ripararsi in casa, fare tutto con estrema calma, con aria malinconica, misteriosa, stare lì solo ad ascoltare, lasciarsi rapire da una serie di parole improvvisate, non importa come sono messe. L'importante è come vengono dette, come vengono ascoltate, da chi vengono ascoltate. Camino acceso, fuori il temporale ("Quintale").

Poi un resoconto di come sta andando. Di nuovo quella voce che ti accarezza lo stomaco con virtuosismi culinari.

Scusate, mi sta venendo una gran fame, devo andare.

Bachi da pietra: blues roccioso per tempi sazi.

Voto: ◆◆◆◆
Label: Corpoc

1 comments:

cooksappe ha detto...

roccioso!

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